Efama: deflussi record per i fondi azionari e obbligazionari

Il patrimonio dell’industria europea registra un calo dell’11,6% nel primo trimestre dovuto alla brusca discesa dei mercati legata allo shock da Covid-19
09/06/2020 | Paola Sacerdote

Primo trimestre in rosso per l’industria europea dei fondi comuni d’investimento: come emerge dai dati rilasciati da Efama nel suo ultimo report trimestrale, le attività nette dei fondi UCITS e dei fondi alternativi (AIF) si sono attestate a 15.680 miliardi, registrando un calo dell’11,6%. Un calo imputabile per il 94% alla brusca discesa dei mercati finanziari globali a seguito dell’esplosione della pandemia da Covid-19, e solo per il 6% a disinvestimenti. Il patrimonio netto dei fondi UCITS è calato del 14,5%, mentre i net asset dei fondi AIF sono diminuiti del 7,5%: questa differenza si spiega essenzialmente con il fatto che la quota di asset azionari nei fondi UCITS è considerevolmente più elevata rispetto a quella presente nei fondi alternativi (39% contro 14% a fine 2019).

 

Fondi UCITS e AIF hanno registrato deflussi complessivi per 125 miliardi di euro, un livello che non si vedeva dai tempi della crisi finanziaria post-Lehman. I disinvestimenti dai fondi UCITS hanno toccato i 176 miliardi di euro, contro i 142 miliardi del 2008. Di converso, le vendite nette di AIF sono rimaste positive e sono addirittura aumentate a 51 miliardi rispetto ai 42 miliardi dell’ultimo trimestre 2019. Questa dato sta a indicare che diversi investitori istituzionali, che sono i principali acquirenti di fondi alternativi, non esitano ad incrementare le loro posizioni in momenti di stress di mercato.

 

I fondi obbligazionari e azionari (UCITS e AIF insieme) hanno registrato deflussi record, rispettivamente per 82 e 52 miliardi di euro. Dopo un primo bimestre positivo, lo stress di mercato causato dalla pandemia di Covid-19 ha spinto molti investitori a riscattare le quote investite in tali strumenti per il timore di incorrere in forti perdite.

 

I fondi monetari hanno invece visto nel trimestre disinvestimenti per soli 0,1 miliardi di euro, perché i robusti afflussi osservati a gennaio, pari a 48 miliardi di euro, hanno compensato le forti vendite di marzo.

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