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26/11/2015

Nuovo Albo PF contrario alle norme europee

di Redazione Advisor

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La News

La scelta di trasformare i consulenti indipendenti in consulenti in "regime di esenzione" non è piaciuta alle associazioni di categoria del mondo delle Sim e dei fee only. Prima Ascosim poi Nafop sono intervenuto emanando un comunicato stampa che non lascia spazio a interpretazioni: la scomparsa dell'aggettivo indipendenti è contro le norme dell'Unione Europea. Di seguito gli interventi integrali delle due associazioni.

 

L'intervento di ASCOSIM

E’ in corso in questi giorni la discussione nella VI Commissione della Camera sul Progetto di Legge “Norme per la riorganizzazione dell'attività di consulenza finanziaria” già approvato dal Senato e trasmesso il 15 ottobre scorso.

Da notizie apparse sulla stampa si è appreso dell’intenzione da parte di Anasf di proporre un emendamento al testo di legge finalizzato a modificare la definizione dei consulenti finanziari indipendenti, per i quali è prevista una specifica sezione del futuro Albo dei Consulenti Finanziari.

La proposta di Anasf intende eliminare l’aggettivo “indipendente” sulla base di un’interpretazione della nuova Direttiva Mifid2 che, com’è noto, introduce la declinazione del servizio di consulenza fornita su base indipendente che potrà essere prestata da tutte le imprese di investimento.

E’ opportuno richiamare che, nel documento Technical Advice di Esma del dicembre 2014, redatto su richiesta della Commissione Europea e che costituisce la base per la Direttiva di implementazione di Mifid2, è tuttavia previsto che i soggetti che forniscono la consulenza finanziaria sia su base indipendente che non indipendente non potranno definirsi “indipendenti”.

Ne consegue che, secondo Esma, il termine “indipendente”, potrà essere utilizzato pubblicamente solo dai soggetti che svolgono solo la consulenza su base indipendente.

I consulenti finanziari e le società di consulenza finanziaria, oggi disciplinati dall’art. 18bis e 18ter del Tuf, si trovano appunto in questa specifica situazione e, tenuto conto anche dei requisiti di indipendenza previsti dai Decreti Ministeriali del 2008 e 2012 che disciplinavano le condizioni per l’accesso all’Albo, potranno prestare la consulenza finanziaria solo su base indipendente.

Nl caso non auspicabile in cui venisse accolta dal Legislatore l’istanza avanzata da Anasf, ci troveremmo, con il recepimento della Mifid2 nel nostro ordinamento, in una situazione paradossale: mentre la Direttiva introduce la novità della consulenza su base indipendente, nessuno potrebbe definirsi “indipendente”; agli intermediari che svolgono, come previsto, anche la consulenza su base non indipendente sarebbe impedito dalla Mifid2, mentre ai consulenti e alle società di consulenza finanziaria sarebbe impedito dalla definizione dell’Albo.

E’ una situazione paradossale che dovrebbe essere evitata approvando il testo del Progetto di Legge al quale già il Senato ha dato via libera ricevendo accoglienza favorevole da  parte di tutte le componenti dell’industria finanziaria e degli intermediari.

Massimo Scolari

Presidente ASCOSIM

L'intervento di Nafop

Sono passati quasi dieci anni da quando, in recepimento della prima MiFID, alla Camera passò il disegno di legge 1014 che, se approvato anche al Senato, avrebbe imposto lo status di banca o SIM per erogare il servizio di consulenza finanziaria. In tal caso l’attività del consulente finanziario indipendente, che eroga una prestazione intellettuale da libero professionista come un commercialista o un avvocato, non sarebbe stata più possibile.

Grazie alla sensibilità e lungimiranza di alcuni esponenti politici questo danno ai risparmiatori venne evitato e si aprì la strada per l’Albo dei Consulenti Indipendenti persone fisiche e giuridiche.

Cosa è successo in questi dieci anni?

È stato vietato l’accesso alla professione a tutti coloro che avrebbero potuto intraprenderla prorogando di anno in anno l’avvio dell’Albo e congelando un’intera categoria che si stava sviluppando, anche utilizzando strumentali motivazioni di “mancanza fondi”. Addirittura, ci è stato impedito di finanziare l’avvio e il mantenimento del nostro Albo nonostante più volte ne avessimo dimostrato la sostenibilità.

Consob ha affermato che è vietato solo ai consulenti indipendenti svolgere l’attività al di fuori del proprio studio come fanno tutti gli altri professionisti come gli avvocati, i commercialisti e anche i consulenti finanziari (ex-promotori finanziari), ma è previsto che i consulenti indipendenti vivano esclusivamente all’interno delle mura dei propri uffici per attendere che i potenziali clienti vadano da loro!

Ultima novità, il tentativo di affibbiarci una denominazione che nasconde la nostra caratteristica più importante: l’indipendenza soggettiva dal sistema finanziario, il requisito di legge che solo i Consulenti Indipendenti devono avere per l’iscrizione all’Albo. Ciò porterebbe alla confusione dei soggetti che operano nel settore e il risparmiatore avrà delle serie difficoltà nell’identificare in modo corretto i soggetti che gli si presenteranno di fronte.

Infine ci troveremo nello stesso Albo insieme ai “consulenti finanziari abilitati all’offerta fuori sede”, che nella MiFID sono chiamati invece “tied agent” ossia agenti collegati, sottolineando in maniera chiara e mettendo in risalto il legame commerciale con le società mandanti ossia il ruolo di agenti di vendita tenuti a distribuire prodotti e servizi di banche e reti commerciali.

In sintesi:

- È stato “congelato” l’Albo dei consulenti indipendenti - È stato impedito lo sviluppo della consulenza indipendente vietando l’accesso al mercato a nuovi

professionisti - Sono stati creati ostacoli normativi allo svolgimento dell’attività - Si cerca di modificare il nome che da sempre contraddistingue i consulenti indipendenti per confondere i

risparmiatori contravvenendo a quanto richiesto in termini di trasparenza da MiFID 2 Perché si vogliono soffocare i consulenti finanziari indipendenti?

Chiediamo che vengano rimossi gli ostacoli al normale svolgimento della nostra attività.

Auspichiamo inoltre che in Parlamento venga ripristinata la nostra denominazione di consulenti finanziari indipendenti, che abbiamo dalla nostra nascita e che mai nessuno, anche a livello istituzionale, si è mai permesso di contestarci.

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