Schroders teme l'impatto del populismo

L’impatto del populismo è decisamente la paura principale per gli investitori
02/02/2017 | Matteo Valli

Huw Van Steenis, global head of strategy Shroders, riporta che l’umore al World Economic Forum di Davos non era così contrastato da anni. Mentre da una parte gli americani erano notevolmente positivi sull’accelerazione della crescita economica e sul cambio di regime in materia fiscale, regolamentare e commerciale, dall’altra gli europei erano più pessimisti. Su un punto però tutti concordavano: il dibattito era dominato dalle grandi sfide politiche ed economiche derivanti dal populismo, dalla globalizzazione, dalle tecnologie potenzialmente rivoluzionarie, dalle crisi migratorie e dall’ineguaglianza.

 

L’impatto del populismo è decisamente la paura principale per gli investitori. Le modalità con cui esso si manifesterà negli anni a venire costituiranno uno dei principali driver dei mercati, anche se manca un consensus sulle cause della politica della rabbia, così come sulle sue conseguenze. Inoltre, la più vocale difesa della globalizzazione, che ha tolto milioni di persone dalla povertà, è arrivata dal presidente cinese Xi.

 

Le conseguenze per gli investimenti sono multiple. Innanzitutto, investire nei mercati occidentali sta diventando sempre più simile a investire nei mercati emergenti, dove conta la scrupolosa conoscenza e comprensione del paese e della sua politica economica. Inoltre, i mercati emergenti ci insegnano che spesso il populismo ha effetti inflazionistici.

 

Secondo, nell’investire dobbiamo affrontare un’incertezza sempre più elevata. La preoccupazione maggiore tra i partecipanti al forum era quella che gli scambi commerciali siano condizionati da un atteggiamento da parte degli operatori di “ad ogni azione corrisponde una uguale reazione”. Comprensibile quindi che ci siano opinioni contrastanti sulla capacità del Regno Unito di stringere, dopo la Brexit, legami commerciali che siano più solidi di quelli attuali.

 

Ma non si riduce tutto alle politiche commerciali: i benefici della globalizzazione sui mercati finanziari continuano a essere sotto esame. La cosiddetta “balcanizzazione” dei mercati bancari aumenterà, dato che i paesi stanno costruendo dei muri finanziari. Un sistema bancario maggiormente organizzato per comparti potrebbe contribuire a isolare gli shock, ma probabilmente avrebbe effetti negativi per la crescita, a meno che non siano i mercati a colmare il gap. La crisi bancaria ci ha insegnato che l’Europa ha un disperato bisogno di fonti di finanziamento più diversificati per le aziende e infrastrutture. Purtroppo però è chiaro che il Capital Markets Union, il piano della Commissione Europea per mobilitare e incanalare i capitali, rimarrà in pausa fino a quando il nodo sulla Brexit non verrà sciolto.

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