Allianz analizza le industrie a “rischio capitale naturale”

La compagnia del gruppo Allianz specializzata nei grandi rischi, ha analizzato la vulnerabilità dei settori industriali al rischio “esaurimento del capitale naturale”.
17/07/2018 | Marcella Persola

Allianz Global Corporate & Specialty, la compagnia del gruppo Allianz specializzata nei grandi rischi, ha analizzato la vulnerabilità dei settori industriali al rischio “esaurimento del capitale naturale”. È emerso come le aziende che si collocano nella zona rossa sono quelle attive nei settori alimentare, estrattivo, petrolio e gas, e trasporti. A questi si aggiungono altri sette settori in una zona di mezzo (tra cui automotive, chimica, abbigliamento), mentre le telecomunicazioni risultano al riparo da ogni pericolo di esaurimento delle risorse naturali.

 

In cima alla lista le aziende estrattive e minerarie, che forniscono materie prime alle imprese di trasformazione, e scontano il costo di trovarsi in cima alle catene produttive. Un esempio su tutti riguarda la produzione mondiale di ferro, con il 90% del materiale che proviene da aree ad alto rischio di stress idrico e di impatto sulla biodiversità. Per i trasporti, i rischi sono legati soprattutto alle emissioni di Co2, mentre sul fronte dell’industria alimentare il legame diretto con l’agricoltura pone le imprese di fronte a sfide precise di gestione del capitale naturale. Nell’area di mezzo ci sono settori esposti ad alti livelli di rischio, ma più protetti per alcune loro caratteristiche. L’industria chimica, per esempio, è molto esposta ma è inserita allo stesso tempo in un quadro di regole ambientali stringenti, controllata dalle istituzioni e con modelli di gestione del capitale naturale ad ampio raggio. E se per l’automotive le policy di gestione, pur variando da azienda ad azienda, sono più avanzate per via delle pressioni pubbliche e sociali, sul fronte della farmaceutica il rapporto delinea piuttosto sfide emergenti legate alla dipendenza dalle risorse idriche e della biodiversità, ma anche alla gestione di rifiuti medicali. Solo il 28% delle aziende farmaceutiche sondate da Msci, per esempio, ha fatto disclosure sulle azioni di collaborazione con i fornitori per ridurre emissioni tossiche.

 

Per costruire la sua ricerca, la società assicurativa ha analizzato i dati di Msci Esg Research, che coprono più di 2.500 aziende, calcolando i livelli di rischio ed evidenziando come, anche nei settori più esposti, esistono imprese virtuose in grado di gestire meglio di altre i possibili pericoli in questo ambito.

Testo a cura di ETicaNews 

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