La rivincita del mercantilismo sul libero scambio

Saint-Georges (Carmignac) spiega le ragioni di questo cambio di paradigma soffermandosi sulla guerra commerciale in corso
19/07/2019 | Redazione Advisor

“Il problema del mercantilismo del XXI secolo è che le sue conseguenze economiche potrebbero essere molto diverse da quelle che si ebbero quando questa teoria economica fu attuata per la prima volta in Europa nel lontano XVII secolo”. Didier Saint-Georges, managing director e membro del comitato investimenti di Carmignac, spiega che “l’atteggiamento adottato in politica commerciale dagli Stati Uniti nei confronti della Cina, ma anche dell’Europa e, più recentemente, dell’India, si inserisce in un momento delicato del ciclo economico statunitense e nel breve termine mette a rischio un’economia che manifesta già segnali di rallentamento”.

In tale contesto, “le tensioni e le incertezze crescenti sono un deterrente agli investimenti particolarmente forte. Con l’economia che rallenta, è sempre più difficile per le aziende decidere piani di investimento massicci se non conoscono l’impatto dei negoziati del governo sulla domanda finale dei propri prodotti o sulla competitività dei prezzi applicati, per non parlare delle ripercussioni finali sulla supply chain, che negli ultimi dieci anni si era provveduto a globalizzare per ottimizzare l’efficienza. Se si guarda oltre il breve termine poi, la questione si fa molto più complessa. Assistiamo in realtà a una crescente ribellione contro il libero commercio da parte dell’amministrazione statunitense”.

L’argomentazione addotta è a prima vista perfettamente coerente: “il libero commercio, o liberismo economico, si proclama come il sistema economico più idoneo a promuovere la crescita economica ottimale di tutti i partner commerciali. Ma se qualcuno trucca le carte, chi gioca seguendo le regole è inevitabilmente penalizzato. Poiché l’amministrazione USA sostiene che tutte le più grandi nazioni tranne gli Stati Uniti barano, quindi la Cina, ma anche l’Unione europea, l’India e il Messico. Di conseguenza, l’autentico libero scambio è a tutti gli effetti già scomparso, sostituito da una lotta tra Paesi mercantilisti, alla quale l’amministrazione Trump è ben contenta di partecipare”.

“Oggi – sottolinea l’esperto - questi temi fanno ancora parte dei rischi a lungo termine da tenere in considerazione se la lotta mercantilistica ingaggiata in questo momento dovesse diventare la nuova regola del commercio mondiale. Inoltre, le ramificazioni di un successo del mercantilismo sarebbero oggi più complesse. Se gli Stati Uniti dovessero trionfare in questa loro crociata, la crescita domestica ne trarrà vantaggio, con conseguenti maggiori investimenti esteri nel Paese e il commercio inizierà a generare eccedenze. Ma questi risvolti favorevoli faranno logicamente crescere la domanda di dollari USA, il cui valore aumenterà, con ripercussioni negative sulle esportazioni. In altri termini, il rafforzamento del dollaro USA sarà lo scotto da pagare per il tentativo di arricchire il Paese, come fecero tre secoli fa Francia e Inghilterra accumulando oro”.

“I numeri dell’economia statunitense – conclude Saint-Georges sono ancora buoni e questo colloca il Paese in una posizione di forza; ma la politica commerciale farebbe bene a non giocare troppo aggressivamente le sue carte”.

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