Outlook 2020, il ciclo continua. Gli USA trainano la crescita

Robeco presenta due scenari per l’anno in corso: uno positivo, molto più probabile, e uno negativo. Ma se quest’ultimo dovesse materializzarsi l’azionario crollerebbe
16/01/2020 | Daniele Riosa

Un outlook con due scenari: uno positivo, l’altro negativo. Così Robeco, tramite lo strategist Peter Van der Welle (Iin foto) e Marcello Matranga, country head di Robeco Italia, ha presentato alla stampa la sua previsione per l’anno in corso. Il primo scenario, quello più probabile, presenta un a prosecuzione del ciclo economico globale, con un’attenuazione delle ricadute della guerra commerciale e della Brexit e con il mercato azionario che però potrebbe avviarsi nella fase conclusiva di un rialzo durato quasi un decennio. Lo scenario negativo, invece, potrebbe materializzarsi con una recessione innestata soprattutto dagli Stati Uniti.

Tornando alla previsione più attendibile, l'esplosione delle tensioni in Medio Oriente danneggerà la crescita globale solo se i prezzi del petrolio subiranno un grave shock negativo dell'offerta a seguito di una chiusura dello Stretto di Hormutz da parte dell'Iran. In più i segnali di una stabilizzazione e di un futuro miglioramento degli indici PMI manifatturieri sono aumentati.

Al contempo, le condizioni finanziarie rimarranno favorevoli, grazie soprattutto alle politiche monetarie persistentemente espansive delle banche centrali di tutto il mondo. Non assisteremo a una hard Brexit e quanto accadrà da qui ad allora dovrebbe essere liquidato come mero rumore di fondo. Non vedremo neppure un accordo commerciale completo, ma qualsiasi versione parziale sarà sufficiente a ridare fiducia alle imprese e a stimolare gli investimenti. L'economia statunitense non dovrebbe scivolare in una recessione poiché l'occupazione, la spesa per i consumi e i servizi continuano a mostrare una buona tenuta.

La crescita del PIL cinese è destinata a rallentare ulteriormente. Le dinamiche demografiche, gli elevati livelli di debito societario e la transizione da un'economia incentrata sugli investimenti a un modello trainato dai consumi rendono ineludibili tassi di crescita strutturalmente più bassi. Quanto all'Europa, le prospettive di crescita del PIL si confermano modeste e ci aspettiamo una crescita sotto le aspettative ma sopra l’1%.

La Germania è alle prese con il cambiamento secolare che sta interessando l'industria automobilistica mondiale e con una minore crescita delle esportazioni, in parte legata alla guerra commerciale USA-Cina. Una parziale ripresa dell'economia tedesca è attesa sulla scia di una modesta crescita del commercio globale. Altre importanti economie dell'Eurozona, come Francia e Spagna, evidenzieranno un'espansione più sostenuta, ma comunque inferiore al trend.

E se queste previsioni si rivelassero errate? Non esiste uno scenario intermedio. Se le circostanze dovessero volgere al peggio, i mercati azionari potrebbero subire una flessione superiore al 20%. In questo scenario alternativo, il percorso verso una recessione negli Stati Uniti è irreversibile, in quanto le banche centrali sono dietro la curva, mentre lo spazio di politica monetaria convenzionale è limitato. Il settore manifatturiero non registrerà una ripresa e contagerà con la sua debolezza altri ambiti. Gli utili societari si indeboliranno ulteriormente, causando insolvenze dapprima tra le aziende di qualità inferiore e quindi tra le altre. La disoccupazione comincerà ad aumentare e la spesa dei consumatori diminuirà, provocando una contrazione del PIL. Le banche centrali dovranno allentare il più possibile la politica monetaria.

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