“Per la consulenza del futuro serve il farmaco giusto”

Gilberto Bassi (Copernico Sim): “Speriamo che le recenti turbolenze dei mercati facciano aprire gli occhi ai clienti e ai consulenti sull'effettiva qualità dei servizi offerti”
08/05/2020 | Daniele Riosa

Gilberto Bassi, consulente finanziario di Copernico Sim, con un’intervista ad advisoronline.it, prefigura i cambiamenti e le prospettive del ruolo del CF nel prossimo futuro. “Il Coronavirus – premette Bassi - come tutti gli shock improvvisi, rapidi e violenti, ha già portato cambiamenti significativi a tutti i livelli: nuove modalità relazionali, procedurali e regolamentari ci stanno proiettando velocemente verso un futuro che pareva lontano dal concretizzarsi. La consulenza finanziaria aveva già iniziato una fase di profondo rinnovamento nel 2018 con l'avvio della Mifid2, e tutti gli intermediari si erano già dotati di modalità operative ‘smart’ per interagire con i clienti. Diventerà quindi molto più diffuso e abituale relazionarsi a distanza, con evidenti vantaggi in termini di costi, flessibilità e velocità operative”. 

Inoltre, “siamo sempre stati un po' degli ‘psicologi’ per i nostri clienti, e questa fase ci ha dato la possibilità di far comprendere loro in modo evidente il nostro valore aggiunto nell'approcciare le turbolenze dei mercati con lucidità, mantenendo il focus sui loro obiettivi di pianificazione finanziaria. In futuro questo diventerà ancor più essenziale, soprattutto per clienti con patrimoni medio-alti e/o con necessità finanziarie complesse. Ma tutto ciò da solo oggi è inutile e resterà tale se non si interverrà in modo deciso per rendere più efficienti sia i sistemi distributivi che gli strumenti finanziari offerti ai clienti”.

Nello specifico, che cosa rimarrà del passato e cosa cambierà radicalmente rispetto ai paradigmi pre-crisi? “La crisi – risponde Bassi - metterà in difficoltà sia i privati, intaccandone la capacità reddituale e di risparmio, sia le aziende, andando a sua volta ad impattare negativamente sulla redditività delle banche e degli intermediari con strutture distributive complesse e poco efficienti. Questi avranno due alternative: esasperare la standardizzazione dei servizi offerti, riducendo al minimo la componente umana, in particolare verso la fascia di clientela medio-bassa, e subendo così la concorrenza di piattaforme digitali e robo-advisor, oppure aumentare i costi dei servizi elevandone contestualmente la qualità, offrendo ad esempio una vera consulenza evoluta e patrimoniale”. 

“Oggi - rileva - ci sono alcuni tentativi di andare verso la seconda strada, ma molti restano ancora palesemente gravati dall'annoso problema del conflitto di interessi, che è insito soprattutto negli intermediari che distribuiscono prodotti della SGR di casa (si veda a proposito il “working paper” n° 1272 del 27 aprile 2020 di Banca d'Italia, che lo afferma chiaramente con studi molto dettagliati). La Mifid2 avrebbe già dovuto scoperchiare il vaso, ma ad oggi, aldilà di qualche lieve multa inflitta a blasonati intermediari con robusti fatturati alle spalle, il tanto temuto tsunami della trasparenza non si è verificato”.

“Speriamo che le recenti turbolenze dei mercati finanziari facciano definitivamente aprire gli occhi ai clienti (e anche ai consulenti) sull'effettiva qualità dei servizi offerti, in termini di costi e di rischi, perchè oltre ad un buono ‘psicologo’ oggi più che mai è indispensabile avere anche il ‘farmaco giusto’”, conclude Bassi.

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