CF & Tecnologia, una normalità di "transizione"

L’errore da non commettere è quello di pensare che la coppia uomo-macchina sia ormai affiatata e priva di difetti. Eppure la necessità di non fermare tutto ha abbattuto una barriera che sembrava insormontabile.
06/06/2020 | Francesco D'Arco

Un’antica favola racconta di due rane che cascano in un recipiente pieno di latte. Nonostante tutti gli sforzi non riescono a venirne fuori. Una perde ogni speranza, si adatta alla situazione fino a lasciarsi annegare. L’altra, invece, si mostra più determinata e fiduciosa verso il futuro e continua a dimenarsi senza sosta, convinta di poter trovare una via d’uscita. In questo modo dal grasso del latte si forma il burro che è abbastanza solido per permettere alla rana di fare un salto e di salvarsi. Questa favola ben descrive la differenza tra chi si adatta alle situazioni e chi, invece, reagisce cercando di cambiarle nel migliore dei modi.

 

Questa emergenza sta mettendo a dura prova tutti noi, sotto molti punti di vista, personali e professionali. Su entrambi questi aspetti siamo chiamati a fare una scelta: subire quella che in molti chiamano “nuova normalità” o agire con l’obiettivo di costruire questa “nuova normalità”. In tanti parlano di un “dopo” caratterizzato da scenari più o meno disruptive rispetto al recentissimo passato. Ma in verità: non siamo in grado di prevedere nulla. Quello che possiamo fare è osservare i trend in atto e individuare le abitudini che, in questo stato di emergenza, stanno affiorando, cercando di capire se e come queste abitudini saranno in grado di non svanire una volta cessata l’emergenza. Pensiamo alla consulenza finanziaria. 

 

La prova che una reazione da parte di reti e cf sia avvenuta arriva dai numeri dichiarati da Assoreti. E arriva dalla forte proattività dei cf che hanno superato definitivamente tutti i timori verso la tecnologia, trasformandola in un grande alleato dopo che per anni è stata vista come un pericoloso avversario che avrebbe potuto sostituirli nella gestione dei clienti. Adesso, l’errore da non commettere è quello di pensare che la coppia consulente-tecnologia sia ormai affiatata e priva di difetti. È una coppia vincente, ma superata la crisi dovrà cambiare, così come dovranno cambiare tante delle attuali abitudini.

 

Quella che stiamo vivendo non è la “nuova normalità”, è una “normalità di transizione” che ha fatto emergere evoluzioni che erano in atto da tempo ma che faticavano a trovare spazio per le paure che accompagnano tutto ciò che nuovo. Basti pensare all’utilizzo dei big data e del digitale in finanza, fino a ieri un nemico da respingere da parte delle autorità di vigilanza che hanno sempre parlato di Fintech come di qualcosa di oscuro a priori perché difficile da “monitorare”. Oggi l’urgenza ha spinto queste stesse autorità a considerare valida una e-mail ordinaria per la sottoscrizione di un servizio di investimento o di un prodotto assicurativo. Ma sappiamo quanto sia semplice falsificare una e-mail.

 

Eppure la necessità di non fermare tutto ha abbattuto una barriera che sembrava insormontabile. La vera sfida non è rendere valido tutto ciò che prima non lo era ma andare avanti con una maggiore confidenza verso big data e tecnologia, tenendo alta l’attenzione su due temi che oggi sono nascosti ma domani saranno centrali: la garanzia della privacy nel mondo digitale e la cybersicurezza. 

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