Federpromm: “Troppi CF in difficoltà, serve un sindacato forte”

Nicola Scambia: “Le grandi reti di vendita hanno scelto di operare in fotocopia, adottando strategie di non belligeranza che riducono la competitività del settore, ma ne accrescono la vulnerabilità”
09/10/2020 | Redazione Advisor

“Le politiche del lavoro partecipative sono parte integrante dei criteri di responsabilità sociale delle imprese, quindi aprire le porte ai sindacati dei consulenti finanziari rappresenterà sempre di più un valore aggiunto per banche e reti che vogliano rafforzare il proprio profilo Esg”. Nicola Scambia, consulente finanziario, recentemente nominato responsabile della Federpromm (Uiltucs) della rete dei CF di Iwbank, affronta il tema dei diritti dei consulenti partendo da un presupposto di sistema piuttosto che di contrapposizione.

Certo, in 30 anni di attività ho conosciuto persone che mi hanno raccontato vicende raccapriccianti e la mancanza di una forte rappresentanza collettiva è senza dubbio un elemento di debolezza della categoria, spiega Scambia, tuttavia, non possiamo non guardare al quadro generale del settore che oggi appare particolarmente difficile.

L’industria della distribuzione è sempre più concentrata, con poche reti caratterizzate da un numero sempre maggiore di consulenti finanziari: le prime tre società controllano oltre il 50% del mercato e le prime cinque società oltre il 70%. Il modello di business delle reti è caratterizzato da un elevato livello di integrazione verticale, conseguenza del fatto che la quasi totalità delle stesse è di matrice bancaria/assicurativa. Questo modello ha già portato alla fuoriuscita di almeno 10mila consulenti finanziari dal settore con un parco clienti limitato, mentre almeno un terzo dei consulenti in attività ha un portafoglio medio inferiore ai 10 milioni di euro, che non consente certo una vita serena. Inoltre, l’età media dei consulenti finanziari è molto elevata, 57 anni, quindi nei prossimi cinque o dieci anni ci sarà un forte impoverimento di professionisti di esperienza che andranno in pensione.

Nel frattempo, le grandi reti di vendita hanno scelto di operare in fotocopia, adottando strategie di non belligeranza che riducono la competitività del settore, ma ne accrescono la vulnerabilità, esponendosi alle forti pressioni commerciali esercitate degli operatori innovativi, stile Google o Amazon. Per questo afferma il sindacalista dell'organizzazione federpromm - credo che serva una svolta e che la presenza diffusa di un sindacato già strutturato e rappresentativo della categoria quale Federpromm (Uiltucs) all’interno delle reti possa rappresentare un arricchimento del sistema.

Prima di tutto perché un presidio sindacale offre maggiori tutele e garanzie ai consulenti finanziari e un consulente sereno è in grado di esprimere la propria professionalità in modo più sereno ed efficace, generando benefici sia per i clienti e sia per le lo stesso sistema dell'intermediazione finanziaria. Inoltre la presenza attiva del sindacato all’interno delle aziende può rappresentare uno stimolo a superare le logiche tradizionali e a dare maggiore spazio alla meritocrazia e alla concorrenza.

Non dimentichiamoci che oggi le reti assistono il 19% della ricchezza del Paese, quindi c’è ancora molto spazio per crescere e senza progetti nuovi quello spazio potrebbe essere occupato da qualcun altro. Per tutti questi motivi invito i colleghi a tesserarsi al nostro sindacato Federpromm (Uiltucs) e ad aprire presidi nelle reti in cui lavorano, perché solo così si può contribuire a trasformare il sistema e, da qui, rafforzare il servizio e l’educazione finanziaria dei clienti.

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