Consulenza, ancora una strada in salita in Italia

Il VI Rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane evidenzia l'evoluzione del portafoglio e dell'atteggiamento degli investitori. Ma sul fronte consulenza...
11/12/2020 | Marcella Persola

Aumenta la partecipazione ai mercati finanziari e gli investitori che si affidano a un consulente o delegano un gestore, ma rimane contenuta la disponibilità a pagare un servizio di consulenza, così come a pianificare e a definire un budget famigliare. Sono queste alcune delle evidenze emerse dalla presentazione del VI Rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane.

 

La pandemia di Covid-19 ha innescato una crisi epocale, con tempi di risoluzione che restano ancora incerti, e che è destinata ad avere significativi impatti economici e sociali. Sebbene questo scenario nel primo trimestre del 2020, la ricchezza delle famiglie è rimasta sostanzialmente stabile nell’Eurozona rispetto alla fine dell’anno precedente, mentre secondo stime preliminari è lievemente calata in Italia. Il tasso di risparmio, dopo essersi attestato a un valore di poco superiore al 10% nel 2019, dovrebbe aumentare nell’anno in corso di circa 6 punti percentuali secondo una dinamica, analoga a quella osservata nell’area euro, verosimilmente legata al movente precauzionale. Anche se nei maggiori Paesi europei si osserva una rinnovata preferenza per la liquidità, a cui si accompagna un calo degli investimenti in azioni, obbligazioni e quote di fondi comuni, come evidenziato anche dai flussi finanziari nel primo semestre 2020. Per quanto riguarda l’Italia, il dato conferma una tendenza, consolidatasi nel corso dell’ultimo decennio, che ha visto diminuire il peso di azioni e obbligazioni e aumentare la quota di liquidità e di prodotti assicurativi e previdenziali.

 

Cambia la composizione dei titoli detenuti dagli intermediari. Rispetto al 2010 si è assistito a cambiamenti significativi, per effetto del progressivo calo del peso delle obbligazioni emesse da intermediari finanziari e del contestuale incremento della quota riferita ai fondi comuni di investimento. Negli ultimi 10 anni, inoltre, è cresciuta la quota di titoli oggetto di consulenza, raggiungendo il 90% per i fondi comuni e quasi il 94% per i derivati. Nello stesso periodo, è raddoppiato l’ammontare di titoli oggetto di gestione patrimoniale su base individuale, nella maggior parte dei casi fornito da Sgr; a giugno 2020 il 33% circa del portafoglio risulta costituito da titoli di Stato domestici Con riferimento alle gestioni collettive, il rapporto di Consob mostra come i fondi comuni aperti di diritto italiano siano principalmente di tipo obbligazionario o flessibile, mentre le masse gestite da fondi monetari si sono quasi azzerate negli ultimi 10 anni. La composizione del patrimonio vede una netta prevalenza delle obbligazioni pubbliche e private (57%), a fronte del 17% e del 26% riferibili, rispettivamente, ad azioni e quote di fondi comuni.

 

In linea con le precedenti rilevazioni la pianificazione e il controllo delle scelte finanziarie risultano poco diffusi: solo il 40% circa degli intervistati dichiara di avere un piano finanziario e quasi altrettanti di avere e rispettare un budget costantemente o saltuariamente. E anche la pianificazione finanziaria resta un miraggio, soprattutto con riferimento agli obiettivi previdenziali. In generale, il risparmio non è esplicitamente legato a obiettivi finanziari definiti. Più del 60% degli intervistati, infatti, accantona risorse al fine di fronteggiare eventi inattesi; inoltre rispetto alle rilevazioni precedenti la quota di individui che risparmiano senza uno scopo preciso è aumentata dal 17% al 25%.

 

Nel 2020 la partecipazione ai mercati finanziari da parte delle famiglie italiane è lievemente aumentata rispetto all’anno precedente passando dal 30% al 33% . Dopo i certificati di deposito e i buoni postali, i fondi comuni d’investimento e i titoli di Stato risultano le attività più diffuse. Tra i fattori che disincentivano l’investimento indicati più di frequente dagli intervistati emergono la mancanza di risparmi da investire, la mancanza di fiducia e il basso livello di conoscenza finanziaria. Gli esperti (consulenti finanziari indipendenti o gestori) si confermano la fonte informativa più frequentemente citata nel 2020 sebbene, rispetto al 2019, risulti in crescita la quota di intervistati che utilizza anche altre fonti informative, ossia la documentazione relativa al prodotto offerto (prospetto informativo, scheda prodotto ecc.) e altre fonti specializzate quali riviste di settore o siti web.

 

Nelle scelte di investimento, prevale la tendenza a prediligere un’unica modalità (tra scelta autonoma, informal advice e affidamento a un esperto) nel 73% dei casi mentre nel restante 27% si agisce combinando diversi stili decisionali. Nel complesso, ci si affida al supporto professionale fornito dal consulente o dal gestore nel 41% dei casi (in crescita dal 30% del 2019), mentre si decide autonomamente nel 29% dei casi (40% nella precedente rilevazione). Tra coloro che ricorrono al servizio di consulenza la quota di attività finanziarie detenuta sotto forma di liquidità risulta più contenuta. Gran parte degli investitori intervistati (85%) dichiara di monitorare i propri investimenti sebbene solo il 49% dichiari di farlo più di due volte in un anno. Nel 50% circa dei casi tale monitoraggio viene svolto autonomamente (33% tra coloro che ricorrono al servizio di consulenza).

 

La scelta del consulente è guidata prevalentemente dalla segnalazione ricevuta dalla propria banca di riferimento e dalle competenze del professionista, mentre il principale disincentivo alla domanda di consulenza è rappresentato dalla sfiducia, seguito dalla convinzione che il servizio non sia necessario alla luce del limitato ammontare delle somme investite e della mancata percezione del valore aggiunto del servizio stesso. Le principali aspettative degli investitori nei confronti del consulente si riferiscono alle sue competenze e all’assenza di conflitto di interessi.

 

Quanto alla remunerazione del servizio di consulenza, il 18% circa ritiene che sia un servizio prestato a titolo gratuito mentre il 54% ritiene che non abbia un costo per il cliente. Inoltre, solo il 32% degli individui intervistati è disposto a pagare per il servizio. 

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