Le cicatrici del Covid pesano sulla gestione del risparmio

Le famiglie sono pronte ad accumulare ancora. Ma hanno paura del futuro. Bisogna intervenire sul bisogno di protezione se non si vuole sprecare questa ricchezza.
26/06/2021 | Francesco D'Arco

Il 2021 sarà un altro anno all’insegna del risparmio. I fattori che hanno spinto le famiglie ad accumulare risorse nel corso del 2020 continueranno a determinare una serie di atteggiamenti precauzionali che potrebbero portare ad una quota di risparmio, alla fine di quest’anno, superiore a quella registrata nel corso degli ultimi dodici mesi. A rivelarlo la nota “Fears for the future: saving dynamics after the Covid-19 outbreak” diffusa dalla Banca d’Italia e firmata da Valerio Ercolani, Elisa Guglielminetti e Concetta Rondinelli.

 

“La pandemia COVID-19 ha indotto un aumento significativo del risparmio delle famiglie in tutto il mondo, anche in Italia” scrivono i tre autori. “Questa nota sfrutta le informazioni dell'Indagine Speciale sulle Famiglie Italiane della Banca d'Italia (SSHI) per mostrare che il risparmio precauzionale desiderato è associato a una maggiore incertezza del lavoro, alla percezione di una crisi sanitaria più prolungata e a maggiori preoccupazioni per il rischio che una nuova pandemia si verifichi nei prossimi anni”.

 

Timori che non svaniranno con l’attenuarsi dell'emergenza. “Anche con l'epidemia progressivamente sotto controllo, un maggiore atteggiamento precauzionale, probabilmente rafforzato dalle "cicatrici" lasciate dalla crisi della COVID-19, potrebbe rallentare il decumulo dei risparmi accumulati dopo lo scoppio della pandemia, attenuando le pressioni della domanda repressa” spiegano nel documento che prevede per il 2021 un aumento del risparmio, rispetto al 2020, di circa 6 punti percentuali: “Nel complesso, la nostra analisi suggerisce che la pandemia e le sue cicatrici hanno rafforzato gli atteggiamenti precauzionali delle famiglie; ciò potrebbe rallentare il decumulo dei risparmi accumulati nel 2020, almeno per le famiglie senza difficoltà finanziarie. In effetti, questo sembra coerente con alcune informazioni prese direttamente dalla SSIH; la quota di famiglie che si aspettano di risparmiare nel 2021 è circa il 45%, 6 punti percentuali sopra la quota di quelle che hanno effettivamente risparmiato nel 2020”.

 

Ma attenzione siamo di fronte ad una spinta al risparmio dettata sempre di più dalla paura verso il futuro. Per questo è alto il timore che questo risparmio guidato dalle “cicatrici” post-Covid non si traduca in una spinta verso la ripresa economica. “Atteggiamenti precauzionali accentuati potrebbero segnalare l'emergere di "effetti cicatriziali": i consumatori che vivono periodi di alta disoccupazione o di marcata turbolenza finanziaria possono rimanere pessimisti sulla situazione economica e quindi accumulare più risparmi (vedi, tra gli altri, Malmendier e Sheng Shen, 2021)”. Non solo. “La pandemia  potrebbe effettivamente lasciare cicatrici persistenti nella percezione del pubblico; per esempio, l'85% delle famiglie nella SSIH dichiara che lo scoppio di COVID-19 ha aumentato la sua percezione del rischio che una nuova epidemia si verifichi nei prossimi dieci anni”.

 

Insomma se è pur vero che ci troviamo di fronte ad una fase di grande risparmio bisogna evitare che questo risparmio venga mal utilizzato (o non utilizzato) dalle famiglie che, ancora sotto shock per la pandemia, tendono a non guardare ai consumi ma neanche agli investimenti perché la paura del futuro è da sempre un freno verso gli investimenti. La soluzione? Agire sul bisogno di protezione.

 

Come segnalano gli autori della nota della Banca d’Italia “le politiche volte a ridurre il rischio sanitario ed economico reale e percepito sarebbero particolarmente gradite nel contesto attuale. Rendere il sistema sanitario nazionale più resiliente alle pandemie, e più in generale rafforzarne la qualità, in Italia come in altri paesi, non solo salverebbe vite future ma potrebbe anche mitigare gli atteggiamenti precauzionali delle famiglie, favorendo la ripresa post-crisi (vedi Ercolani, 2020b e 2021 per maggiori dettagli). Inoltre, per attenuare l'incertezza derivante dalle condizioni occupazionali, sarebbe opportuno potenziare le politiche volte a prevenire le discontinuità nelle storie lavorative e nei redditi, come gli incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato (Sestito e Viviano, 2016, e Ciani et al., 2019)”.

 

Per questo, aggiungiamo noi, sarebbe utile ora spingere sempre di più le famiglie a proteggere il proprio patrimonio in modo da poter affrontare con una miglior percezione del rischio il futuro ed evitare che questo grande risparmio, in costante crescita, venga solo parcheggiato nei conti corrente come ancora troppo spesso accade. La sfida del settore non sarà quindi battere i record di raccolta, ma aiutare le famiglie a gestire al meglio il proprio patrimonio. Abbiamo una grande occasione per dare una svolta sul fronte dell’educazione finanziaria dei singoli. Non sprechiamola. 

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