Consulenza 2022, Volpato: “Banche tradizionali destinate a perdere”

Il direttore commerciale di Banca Mediolanum, nel suo outlook per il prossimo anno, spiega che "il disagio di non poter operare liberamente dei propri risparmi ha fatto maturare nei risparmiatori la consapevolezza che il sistema tradizionale non è più in grado di rispondere alle loro esigenze"
17/12/2021 | Daniele Riosa

Il 2022 è alle porte. Advisoronline ha chiesto alle più importanti Reti un outlook sulla consulenza finanziaria per il prossimo anno e quali strategie hanno in cantiere per affrontare le sfide e le opportunità che si apriranno con l’anno che sta per iniziare. Oggi tocca a Stefano Volpato, direttore commerciale di Banca Mediolanum, presentare la sua view.

(Leggi le interviste a Paolo D’Alfonso di Banca Consulia, a Federico Gerardini di DBFA, a Lorenzo Bassani di CheBanca!, a Marco Bernardi di Banca Generali, a Gianluca Scelzo di Copernico SIM, a Gianluca La Calce di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking, a Mauro Albanese di Fineco e a Nicola Viscanti di Banca Widiba).

Come evolverà e quali saranno le sfide della consulenza finanziaria nel 2022?
“Stiamo per vivere una stagione straordinaria, ci sono tutti gli elementi per un decennio brillante. Prima di tutto l’effetto molla creato dal lockdown e dalle restrizioni sociali, che hanno giocoforza compresso i consumi. Tolto il tappo alla molla, ovvero riconquistata la libertà, di rimando assisteremo a un’esplosione di consumi. Altro elemento riguarda la digitalizzazione del consumatore. La pandemia ha costretto il consumatore a virare verso i canali digitali, abbattendo le barriere spazio-temporali del consumo, dando quindi una forte accelerata a un processo che molte aziende avevano già metabolizzato. Si aggiunge il vantaggio del basso costo del denaro, un vero e proprio lubrificante per la crescita dei consumi. Altro fattore interessante riguarda la transizione ecologico-energetica che coinvolgerà l’economia. Infine, come ultimo elemento, ricordo gli oltre mille miliardi di dollari stanziati per il piano d’uscita dal Covid. In questo scenario la consulenza finanziaria ne trarrà grande beneficio. Già il lockdown ha segnato una linea di demarcazione nel settore bancario con gli istituti tradizionali che hanno creato interruzioni di servizio perché non strutturati per switchare verso una relazione e operatività da remoto. Il disagio di non poter operare liberamente dei propri risparmi ha fatto maturare nei risparmiatori la consapevolezza che il sistema tradizionale non è più in grado di rispondere alle loro esigenze, mentre esiste un’alternativa personalizzata e tempestiva capace di seguire la famiglia in ogni suo momento di vita. Questa inversione di rotta è irreversibile e nei prossimi anni ribalterà le quote di mercato tra la consulenza finanziaria e le banche tradizionali”.

Quali strategie avete in cantiere per affrontare le sfide e le opportunità che si apriranno con l’anno nuovo?
“Come detto, siamo all’alba dei ruggenti anni ’20. Il contesto sintetizzato poc’anzi mette l’Italia in una condizione unica. Ed è lo stesso The Economist, che ci ha sempre bistrattato nel corso degli anni, a definire l’Italia il Paese dell’anno. Gli investitori internazionali dimostrano sempre più interesse verso il nostro Paese e a ragione. Le stime sul PIL per l’anno in corso lo collocano oltre il 6%, i dati dell’export e della produzione industriale pongono l’Italia tra i primissimi posti a livello internazionale. Inoltre godiamo di una rinnovata fiducia internazionale, grazie alla stabilità del Governo Draghi e stiamo assistendo a un’insolita accondiscendenza delle banche centrali".

Quale strumento è in grado di esprimere al meglio le potenzialità del Paese?
"Indubbiamente i Piani Individuali di Risparmio, uno strumento normativamente strutturato per indurre il risparmiatore ad adottare comportamenti virtuosi e al tempo stesso in grado di rendere più efficiente la ricchezza accantonata. Nella versione tradizionale i Piani Individuali di Risparmio permettono di valorizzare il risparmio che accantoniamo abitualmente. E noi italiani siamo leader nell’accantonamento. In media riusciamo a risparmiare il 20% del nostro reddito lordo. Ebbene su un versamento fino a 30.000 euro all’anno, mantenuto in portafoglio almeno per cinque anni, per un massimo di 150.000 euro, non sono previste imposte sul capital gain. Un’occasione straordinaria a cui si sono aggiunti, quest’anno, i PIR Alternative. Lo Stato ha voluto dare un’occasione unica anche alla ricchezza già accumulata. Con la novità normativa del 2021 anche clienti più piccoli, che dispongono già di un capitale, possono accedere a mercati ricchissimi ed esclusivi solitamente riservati a investitori istituzionali e grandi patrimoni. Mi sembra una bella forma di democratizzazione del risparmio. La legge istitutiva dei Piani Individuali di Risparmio, quindi, rappresenta la più grande opportunità per i risparmiatori italiani. Sta a noi operatori fare in modo che tutti ne approfittino”.

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