Fintech, nuova realtà "europea"

La Commissione UE ha adottato un Pacchetto di Finanza Digitale utile a favorire la competitività delle aziende UE, la protezione dei consumatori e la stabilità finanziaria; in altri termini, un’innovazione responsabile.

La definizione di Fintech raccoglie un insieme di innovazioni digitali molto ampio e prescinde dall’attore che la governa o gestisce, puntando invece sul contenuto tecnologico (tech) connesso con l’ambiente finanziario (fin). In tal modo si assiste ad una struttura triangolare del comparto: intermediari tradizionali con iniziative basate sulla start up che utilizzano la tech per introdursi sul mercato finanziario in senso lato e nuovi competitor provenienti da altre aziende che utilizzano la tech per entrare nel mercato fin.

 

Un insieme di combinazioni resa possibile dal susseguirsi di alcune direttive europee particolarmente aperte nel cogliere il potenziale dell’innovativa relazione fra fin e tech, in particolare la PSD2, la MiFID II e la IDD. Ne completano il perimetro la direttiva MAD2 e il Regolamento GDPR. Restano ancora scoperte le protezioni relative al segmento CYBER che deve affrontare i suoi temi “contro” una logica opposta impostata da taluni “avversari” rispetto a quella dei reali competitors: come creare danni agli utenti e agli attori in luogo che generare prodotti e servizi redditizi da un lato e utili dall’altro.

 

In parallelo si sviluppa anche l’area Insurtech, che taluni valutano some sotto-segmento di Fintech e che valuto invece come a sé stante per quanto contiguo ed integrato come nei casi dei PRIIPs e degli IBIPs. L’ingresso della tech in banca è certamente disruptive, consente operazioni integrate, invita competitori finora esclusi e sollecita un’innovazione sempre più celere. Questa lettura consente di definire (e poi regolamentare) l’area dell’Open Banking/Finance per costruire il più idoneo campo di gioco più livellato.

 

Come già accadeva in campo finanziario resta inoltre fondamentale il fattore (potenzialmente pericoloso) del “possesso dei dati e delle informazioni”. La convivenza e la collaborazione risultano fattori ineliminabili anche in ragione della immensa quantità di dati a disposizione da elaborare ed utilizzare - secondo la mia visione - con una opportuna collaborazione fra intelligenza umana e intelligenza artificiale per ottenere la migliore e più funzionale business intelligence. In questa luce si motiva e giustifica la funzione del SandBox Regolamentare una palestra istituzionale che consente di sperimentare prima di proporre al mercato le innovazioni emergenti dal connubio fin e tech. I contributi regolamentare del MEF ed organizzativo della Banca d’Italia (quale applicazione della previsione normativa di cui al Decreto Crescita 58/2019) hanno consentito nel 2021 l’attivazione di questo contenitore, con regole più lasche per poter generare quelle più idonee. Nel contempo, la Commissione UE ha adottato un Pacchetto di Finanza Digitale utile a favorire la competitività delle aziende UE, la protezione dei consumatori e la stabilità finanziaria; in altri termini, un’innovazione responsabile. Con questo impianto costruito attorno, è evidente come Fintech, presentata originariamente in Italia nel 2015 di fronte ad un ampio scetticismo, sia una realtà alla quale abituarsi.

 

La rilevante portata dell’iniziativa e del suo framework di regole è di chiara evidenza per ampiezza, ambizione e favore di mercato. L’UE si schiera in prima linea per mantenere il mercato finanziario interno al passo con i tempi. Ovviamente, è un primo passo utile a recuperare il ritardo accumulato nei due decenni trascorsi. Non a caso, nessuna azienda europea è leader globale nel più ampio perimetro del Fintech, anche se taluni giganti extra-UE del settore hanno trovato convenienza nel localizzare le proprie holding nella UE per motivazioni di natura fiscale.

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