Reti, tentativo di sorpasso da parte delle banche

Gli istituti di credito più "tradizionali" hanno aumentato i servizi dedicati al risparmio gestito. Sarà più difficile strappare clienti a questo mondo. A meno che...
25/09/2021 | Francesco D'Arco

Il primo semestre dell’anno, per il mondo delle reti di consulenza finanziaria monitorato da Assoreti, si è chiuso con un nuovo primato patrimoniale: il portafoglio dei clienti degli intermediari associati è cresciuto ulteriormente raggiungendo la valorizzazione record di 744,9 miliardi di euro. Il tutto accompagnato da un aumento del volume medio di raccolta mensile che ha raggiunto 4,8 miliardi, valore superiore del 32,6% rispetto al corrispondente dato dei precedenti dodici mesi (3,6 miliardi) e da un aumento del numero di clienti, oggi pari a 4.758.796 (dati aggiornati a giugno 2021) contro i 4.565.465 di giugno 2020.

 

Risultati che, come affermato dal presidente di Assoreti, Paolo Molesini, “confermano l’importanza del ruolo assunto dalle reti di consulenza nella crescita della ricchezza finanziaria degli italiani”. Risultati che però non devono spingere l’industria ad abbassare la guardia, soprattutto perché le principali “rivali” (le banche tradizionali) non sono più inermi. Dopo aver subito, negli anni precedenti alla pandemia, gli attacchi delle reti sul fronte del reclutamento, senza riuscire a difendersi e perdendo spesso anche i clienti che si avvicinavano al mondo del risparmio gestito seguendo i professionisti che facevano il salto verso il mondo della consulenza finanziaria.

 

Oggi le banche hanno preso le contromisure e sono meno orientate all’attività tradizionale, quella legata ai prestiti, e sempre più indirizzate a vendere prodotti di risparmio e assicurativi. A rivelarlo una recente analisi della FABI (sindacato dei bancari) sui bilanci 2020 delle banche. La ricerca della Federazione Autonoma Bancari Italiani rivela che, nel 2020, sul totale del fatturato del settore bancario, è in crescita la quota legata alle commissioni per la vendita di prodotti finanziari e assicurativi, mentre è in calo la fetta di profitti derivante dai prestiti. Su 78,1 miliardi di euro di ricavi totali, infatti, oltre la metà, cioè 39,4 miliardi, arriva dalle commissioni mentre il credito garantisce ricavi per 38,7 miliardi. La distanza tra le percentuali, 50,5% contro 49,5%, sembra irrilevante, ma in realtà si tratta di un “sorpasso” storicamente importante che si riflette sulla clientela.

 

Se da un lato questo sorpasso si traduce in un possibile ostacolo alla crescita delle reti per linee esterne, grazie al reclutamento dei bancari, dall’altro potrebbe, secondo quanto indicato dalla stessa FABI, far riemergere il rischio di indebite pressioni commerciali subite dalle lavoratrici e dai lavoratori bancari, a tutti i livelli, “spinti” a vendere sempre di più qualsiasi tipo di prodotto allo sportello. Il ruolo delle crescenti e indebite pressioni commerciali sulle lavoratrici e sui lavoratori bancari dovrà essere contrastato a livello di sistema, per evitare nuovi casi di “risparmio tradito”, e da parte delle reti attraverso una campagna di comunicazione ancora più efficace e volta a portare a conoscenza di tutte le famiglie l’importanza di distinguere tra semplice vendita di strumenti finanziari e reale servizio di consulenza.

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