Nuovo "petrolio" per le PMI

Risparmio gestito ed economia reale. Meno di dieci anni fa erano due mondi (apparentemente) distanti tra loro. Oggi sembrano inseparabili. Ma lo sono davvero?
30/11/2019 | Francesco D'Arco

Risparmio gestito ed economia reale. Meno di dieci anni fa erano due mondi (apparentemente) distanti tra loro. Il primo cercava opportunità di investimento solo nel panorama delle realtà quotate. Il secondo cercava sostegno - almeno in Italia - solo nel mondo bancario. Oggi lo scenario è diverso e sembra che questi due mondi siano inseparabili. Eppure nel 2011, quando Assogestioni iniziò a spingere per la nascita dei Piani Individuali di Risparmio (PIR), pochi “sostenevano” nei dibattiti l’unione tra risparmio gestito ed economia reale che si nascondeva dietro a questi strumenti. Poi, in poco più di 5 anni, l’esplosione: giorno dopo giorno tutti gli attori dell’industria hanno, in modi differenti, annunciato la propria intenzione di partecipare attivamente alle nozze tra i due mondi. E così nel 2017 abbiamo assistito alla corsa ai PIR, nel 2018 qualcuno ha seguito la via degli ELTIF e quest’anno sempre più attori parlano di voler “democratizzare” strumenti “illiquidi” come il private debt. Il tutto con l’obiettivo di unire, appunto, risparmio gestito ed economia reale. Ovvero di convogliare il “petrolio dell’Italia” (il risparmio delle famiglie) verso il “motore del Paese” (le PMI). Un motore, che però, è sempre stato abituato ad utilizzare un combustibile differente (quello prodotto dal mondo bancario). 

Arriva ora, quindi, la sfida più difficile: intervenire sul “funzionamento” delle “PMI” per metterle in grado di “assorbire” l’energia proveniente da questo “nuovo petrolio”. Una sfida non semplice che sarà sicuramente costellata anche da errori ed “esplosioni” non previste, ma che può e deve essere affrontata. 

Il tutto, però, senza dimenticare che i produttori del “petrolio dell’Italia” (gli investitori) sono molto attenti a proteggere il proprio “combustibile”, non a caso, come confermato dal Secondo Rapporto AIPB-CENSIS , preferiscono tenerlo “liquido” piuttosto che trasformarlo in nuova energia, rischiando di consumarlo senza ottenere benefici. Cosa significa tutto questo in termini finanziari? Semplice: da un lato abbiamo gli imprenditori con le loro PMI e le loro esigenze. Dall’altro gli investitori con i loro risparmi e le loro esigenze. La sfida non è solo quella di rendere accessibili strumenti “illiquidi” (o poco liquidi) ad un maggior numero di risparmiatori, ma anche di unire le esigenze di due attori che hanno orizzonti temporali e propensione al rischio distanti. Una sfida che deve essere gestita in tempi rapidi perché, mentre si elogia l’importanza di unire risparmio ed economia reale, le famiglie dirottano i propri investimenti verso ciò che non rende ma che garantisce loro una “fuga” in tempi rapidi, come confermano i +4,9 miliardi di euro raccolti dai fondi monetari tra gennaio e settembre 2019 e i -5 miliardi di deflussi dei fondi di lungo termine registrati nello stesso arco temporale (fonte: Assogestioni).

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