Reti, CF & SGR: la minaccia dichiarata e quella latente

La tre giorni romana di Consulentia 2020 ha fatto emergere in maniera chiara la paura per il “rischio estinzione” dei CF. Ma c’è un’altro “rischio” che oggi spaventa il settore, e che al momento non viene apertamente dichiarato.
08/02/2020 | Francesco D'Arco

ConsulenTia 2020, la manifestazione organizzata da Anasf, è riuscita anche quest’anno a mettere al centro le grandi sfide che l’industria della consulenza finanziaria - e del risparmio gestito - devono affrontare nei prossimi mesi (o anni). Alcune sono state discusse in maniera approfondita, altre, inevitabilmente, solo accennate, ma il vantaggio di essere il primo evento di settore dell’anno le permette di fare una prima reale fotografia dello stato di salute dell’industria. 

 

I numeri, come ha confermato in occasione della plenaria di apertura Maurizio Primanni (fondatore di Excellence Consulting), mostrano una situazione in costante crescita: in 10 anni le masse del mondo delle reti sono praticamente raddoppiate. E il 2019 si è chiuso con un bilancio di raccolta netta positivo per quasi 35 miliardi di euro (come rilevato dalle analisi di Assoreti e diffuse il 5 febbraio).

 

Eppure questo “perfetto” stato di salute non basta a cancellare tutte le minacce. Ce ne sono due, su tutte, che sembrano preoccupare in maniera importante l’industria: una è stata apertamente dichiarata nel corso delle due planarie di Consulentia 2020 (quella del 5 e quella del 6 febbraio), l’altra è rimasta latente e soltanto accennata da diversi protagonisti del settore lungo i corridoi dell’Auditorium Parco della Musica che ha ospitata l’evento.

 

Partiamo dalla prima. Accanto ai numeri citati prima, ce ne sono altri che iniziano a spaventare l’industria: quelli relativi alla popolazione della Sezione dei Consulenti Finanziari Abilitati all’Offerta Fuori Sede dell’Albo Unico dei Consulenti. Se si guardano i dati relativi all’età degli iscritti all’albo negli ultimi 10 anni emerge chiaramente il costante invecchiamento della popolazione dei cf abilitati all’offerta fuori sede: tra il 2009 e il 2018, secondo i dati pubblicati nelle relazioni annuali OCF, i consulenti con meno di 30 anni sono diminuiti del 51%, quelli tra i 30 e i 40 anni del 63% e quelli tra i 40 e i 50 anni del 21%; mentre sono aumentati rispettivamente del 57% e del 62% quelli che hanno una fascia di età tra i 50 e i 65 anni e che hanno più di 65 anni. 

 

Non solo. Se consideriamo che la popolazione complessiva della Sezione in oggetto è diminuita in questo arco temporale di 3.735 unità, è evidente che non solo non c’è stato un ingresso di nuove leve, ma anche tra quelle entrate nel 2009 - e negli anni successivi - diversi sono i professionisti che hanno dovuto abbandonare le speranze e cambiare attività. Da qui il timore dichiarato, in maniera più o meno esplicita, da molti relatori presenti a Consulentia 2020 di assistere ad un “rischio estinzione” dei consulenti finanziari. Le proposte per evitare questa estinzione non sono mancate (vedi articoli dedicati), ma di certo il messaggio che non deve perdersi nel vuoto è che i numeri non lasciano più spazio ai dibattiti: servono azioni reali, concrete e condivise. Il “fai da te” non aiuta il “ricambio generazionale” della categoria. 

 

Diverso, e più complicato, il discorso relativo alla seconda minaccia che è rimasta latente e ha interessato i dibattiti “fuori dalle sale”, tra i corridoi dell’Auditorium: la MiFID 2 non ha raggiunto, ad oggi, il risultato sperato (più trasparenza e meno costi per i clienti), ma ha cambiato gli equilibri tra i tre attori dell’industria (Reti, CF ed SGR) generando uno sbilanciamento dell’industria verso la distribuzione, come in parte è emerso da alcuni tratti del discorso inaugurale di Maurizio Bufi: “Proprio in questi giorni è uscita una ricerca, focalizzata sugli ultimi due anni, il 2018 e 2019, dalla quale emerge che nell’ambito del risparmio gestito si allarga il gap costi-risultati tra l’area continentale e gli attori nazionali. Lasciando per un momento da parte il focus sulle società di gestione, alle prese anche con la concorrenza sempre più agguerrita degli ETF e della gestione passiva, focalizziamoci sul nostro versante, appunto quello degli intermediari. Sappiamo che buona parte delle commissioni finiscono alla distribuzione”.

 

Uno sbilanciamento che in questi anni di riassetto ha, probabilmente, permesso al settore di non subire lo shock che invece ha accompagnato in UK l’arrivo della RdR.

 

Bufi nel suo discorso, pur non riferendosi apertamente a questa situazione, ha affermato: “È comprensibile l’attenzione ai bilanci da parte delle società, perché bilanci in salute sono il presupposto per nuovi investimenti, ma occorre saper guardare al futuro con una prospettiva di lungo periodo, coinvolgendo anche i consulenti. So di toccare un punto sensibile, ma mi pare evidente che qui non stiamo mettendo in discussione un modello di business, nella sua architettura fondamentale, costruita intorno alla figura dell’agente collegato. Si tratta, invece, di rafforzare quel legame tra società e consulente, che fino ad oggi è stato gestito in una modalità unilaterale e questo è un limite da superare”. Una modalità unilaterale che dovrebbe lasciare spazio, potremmo aggiungere, ad un modello sempre più “trilaterale” dove il baricentro tra reti, sgr e cf trova un nuovo equilibrio.

 

Come hanno sottolineato in molti a Consulentia, la MiFID 2 ha spinto l’attenzione sui costi e sui margini, e offuscato il suo obiettivo primario: la qualità del servizio. Chi avrà il coraggio di riportare al centro la qualità garantirà una ulteriore crescita al settore. Ma anche in questo caso servirà un’azione di “sistema”. Se ciò non avverrà? Il timore di molti è che la crescita costante di questi anni si fermerà.

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