Costa cara la mancanza di fiducia nei consulenti finanziari

Sono 18,5 milioni le famiglie italiane che non utilizzano strumenti finanziari, e il 63% non si fida dei professionisti della finanza
27/07/2020 | Paola Sacerdote

Le famiglie italiane ripongono scarsa fiducia negli intermediari finanziari, e hanno un basso livello di cultura finanziaria. Una miscela che porta ad un solo risultato: il denaro continua ad accumularsi sui conti correnti, e anche chi investe, spesso non è in grado di cogliere le opportunità offerte dal mercato, come ad esempio nell’ambito degli investimenti sostenibili. E’ la fotografia che emerge da un’analisi realizzata da Aviva Assicurazioni e The European House – Ambrosetti, un’anticipazione della nuova edizione del Global Attractiveness Index 2020.

 

Un trend, quello dell’accumulo di liquidità, che l’emergenza Covid ha ulteriormente accentuato: sulla base dei dati della Banca Centrale Europea, gli italiani, solo nel mese di marzo, hanno messo da parte 16,8 miliardi di euro (contro una media mensile di 3,4 miliardi), con un incremento del 254% rispetto allo stesso mese del 2019.

 

Le famiglie parcheggiano il denaro nei conti correnti, e di conseguenza non lo investono: i dati di Banca d’Italia rielaborati da The European House - Ambrosetti evidenziano infatti che sono 18,5 milioni le famiglie residenti nel Paese che non utilizzano strumenti finanziari. Un risultato, prosegue lo studio, dovuto anche alla poca fiducia nei confronti dei professionisti: secondo l’ultimo Rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, rielaborato sempre da Ambrosetti, il 63% della popolazione non si fida degli intermediari finanziari. Come conseguenza, l’80% sceglie il “fai da te”, anche affidandosi a consigli di amici, colleghi e parenti e basandosi su una confidenza eccessiva delle proprie capacità: ben il 28% della popolazione sovrastima la propria cultura finanziaria. Ne deriva che anche chi investe, lo fa senza cogliere le opportunità del mercato. Da questo punto di vista, un esempio eclatante riguarda gli investimenti sostenibili: l’87% della popolazione non investirebbe in SRI, ignorando decine di studi che dimostrano come gli investimenti socialmente responsabili presentino profili di rischio-rendimento migliori.

 

Lo studio evidenzia come l’eccessivo accumulo di liquidità genera due effetti negativi: in primo luogo rappresenta un freno allo sviluppo dei mercati finanziari (non a caso l’Italia è l’ultimo Paese in Europa per dimensioni del mercato Venture Capital). In secondo luogo, l’accumulo di liquidità ha anche un costo nascosto, in quanto il valore reale della moneta viene eroso dall’inflazione: chi non ha investito negli ultimi 15 anni ha perso circa il 30% di ricchezza potenziale in termini reali.

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