Le reti e la minaccia dei neobroker

Ad oggi è una "minaccia fantasma", ma potrebbero diventare in pochi anni una realtà. Nel 2010 il mondo ignorò la prima "neobank" e nel 2020 se ne contano 319. Tredici solo in Italia. Siamo sicuri che i clienti non apprezzino le "Amazon finanziarie"?
06/03/2021 | Francesco D'Arco

Quando si parla di Fintech, solitamente si pensa a startup digitale che nascono per rispondere ad un problema del settore dei servizi finanziari. Per questo i dibattiti si concentrano sempre più spesso sulle valutazioni delle eventuali collaborazioni tra attori definiti “tradizionali” e società protagoniste del mondo dell’innovazione. 

 

Tutta questa attenzione data ai player del Fintech (o dell’Insurtech) ha però impedito, a molti commentatori, di accorgersi di quel trend che, invece, dal 2010 a oggi, ha visto crescere un vero e proprio “mercato parallelo” a quello delle banche tradizionali che, oggi, devono confrontarsi in maniera netta con veri e propri competitor interamente digitali. 

 

Stiamo parlando di quelle che spesso vengono chiamate “neobank” e che, secondo uno studio condotto da Exton Consulting, dal 2015 al 2020 hanno visto una vera e propria accelerazione: oggi, a livello globale, se ne contano 319, oltre 140 sono nate negli ultimi 2 anni. Numeri che fanno capire che siamo di fronte ad un fenomeno tutt’altro che passeggero e che, sicuramente, ha trovato un nuovo slancio nel corso dei questi ultimi dodici mesi.

 

Certo, al momento, il fenomeno ha visto un boom significativo in America Latina (oggi se ne contano, secondo i dati Exon, 46) e nell’America del Nord (con 44 Neobank). Ma l’Europa, in realtà, è stata tra i primi continenti a credere in questo mercato, non è un caso che oggi si contano 37 neobank in UK e in tutta Europa circa 74 realtà.

 

Anche l’Italia inizia a crederci e gli esempi non mancano (secondo i dati Exton se ne contano 13), ma quando non sono frutto di iniziative straniere, nascono come costola del mondo tradizionale (con una sola eccezione). Adesso la domanda è capire se raggiungeranno il break even point che, secondo le analisi degli esperti, quando di parla di digitale, arriva dopo 9 anni. 

 

Il Covid-19, però, ha spinto tutte le realtà bancarie, anche quelle più tradizionali, a digitalizzare l’offerta. A questo punto le neobank che futuro hanno? Secondo gli esperti di Exton Consulting le strade per la profittabilità delle neobank sono tre: Diventare un prestatore di credito digitale “Digital Lender”; Crescere al di fuori dei Servizi Finanziari – la strategia della “Super-App”; Catturare l’opportunità dei mass-affluent – “da Neobank a Neobroker”.

 

È evidente che la terza via, quella dei neobroker, potrebbe diventare una minaccia per il mondo delle reti. È una minaccia reale? Difficile rispondere, ma di certo non è da ignorare perché se nel 2010 la prima neobank sembrava un’innocua provocazione, oggi le 319 a livello globale sono una realtà da non sottovalutare. Per questo conviene farsi trovare pronti a competere con i futuri neobroker.

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