Il Recovery Plan della consulenza finanziaria

E del risparmio gestito. Servono azioni concrete che vanno oltre i numeri dell'ultimo anno. Serve un piano di sviluppo di lungo periodo. Ecco da dove potremmo partire.
13/03/2021 | Francesco D'Arco

È passato un anno dall’arrivo della pandemia in Italia.Tra febbraio e marzo 2020 tutti eravamo travolti dalla prima grande ondata e abbiamo reagito per non essere sommersi dalla paura e dal panico. Già ad aprile 2020 ADVISOR parlava dell’importanza di scrivere un “Manifesto per la ripartenza”, una richiesta che sapevamo essere, allora, prematura, ma che era necessaria per combattere, con la speranza, la paura. Oggi crediamo che quell’appello, fatto dodici 

mesi or sono, debba essere rinvigorito e rimodulato. 

 

Non possiamo limitarci ora a tessere le lodi di un’industria che, sicuramente, ha mostrato di saper gestire in maniera efficace questa crisi registrando numeri record. Ora, come spesso viene detto ai clienti, è il momento di mettere al centro di tutte le riflessioni gli obiettivi. Per questo il Manifesto deve lasciare spazio ad un Recovery Plan dell’industria del risparmio gestito e della consulenza finanziaria. E questa volta non ci limiteremo a fare un appello, ma indicheremo quelli che, a nostro avviso, sono i primi tre grandi obiettivi che un Recovery Plan del gestito deve assolutamente perseguire: giovani, donne e sostenibilità. Direte: nulla di nuovo. Se ci fermiamo agli annunci sì, non c’è nulla di nuovo. Quello che l’industria ora deve fare è passare dalle campagne marketing ai fatti. Come? Ecco una prima indicazione. 

 

Giovani. Il problema del passaggio generazionale all’interno dell’industria è dibattuto da anni, ma i fatti dimostrano che siamo ben lontani dall’averlo affrontato. Servono azioni concrete. La grande notizia che vorremmo raccontare come giornale non è quella del reclutamento del grande portafoglista strappato alla rete rivale, ma dell’inserimento all’interno della struttura di un importante numero di nuove leve destinate a diventare i top-consulenti del futuro. 

 

Stesso discorso per il tema “donne”. Basta annunci. Dobbiamo cambiare la cultura dell’industria e lavorare sulle condizioni di partenza: se un’azienda offre fin dall’inizio le stesse condizioni a tutti i lavoratori (siano essi uomini o donne), quando arriveremo “a valle”, (teoricamente) non dovremmo avere problemi di genere, ma solo questioni di merito. Un cambio culturale interno alle aziende potrebbe favorire un cambio culturale all’esterno e abbattere le barriere ancora esistenti (a volte anche lato clienti). Il settore è pronto a promuovere e sostenere una tale rivoluzione? È pronto a trasmettere una nuova visione e un nuovo approccio su una questione che, anche a livello politico, non trova le giuste soluzioni? 

 

Infine, la sostenibilità. Basta, direte voi. E basta affermo anche io. Inizia l’era della SFDR, obiettivo combattere il “greenwashing”. Per ottenere un tale risultato è importante raccontare non solo i criteri ESG usati, né tantomeno i rendimenti realizzati. Ora dobbiamo parlare dei risultati che questi strumenti ottengono concretamente anche per il pianeta. Siamo pronti a dire addio ad un approccio commerciale per raccontare i fatti? 

 

Consapevole che queste breve riflessioni sono solo un primissimo passo verso un cambio di cultura del settore, ritengo che sia un passo fondamentale per arrivare a un concreto e duraturo Recovery Plan del risparmio gestito. 

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