Aria di tempesta

Con un’inflazione come quella attuale gestori e consulenti che erano già in difficoltà a produrre rendimenti (e margini per sé stessi) soddisfacenti, dovranno correre ancora di più...
30/07/2022 | Carlo Emilio Esini*

See the sky about to rain è una delle meno note canzoni di Neil Young che parla di un cielo gravido di pioggia e di un treno che corre nella pianura; finisce raccontando di un musicista che suona con trasporto un violino d’argento sino a che arriva un tizio che glielo spezza in due.

La corsa, che sia del treno o delle dita del violinista, può essere appassionata e potente quanto si vuole ma, inevitabilmente, implica la necessità della sua fine preannunciata da quel cielo carico di nubi che scateneranno la tempesta.

Le stesse nuvole minacciose le abbiamo viste comparire sin dall’inizio di questo infelice 2022 sui cieli della finanza sotto i quali molti abili violinisti hanno continuato a suonare tranquillamente senza preoccuparsi troppo delle prime gocce di pioggia.

Dall’andamento dei mercati, al momento in cui scrivo, mi sa che ormai la tempesta è arrivata e non sembra un temporale estivo che passa presto lasciando tutti un po’ sollevati e sereni.

Con un’inflazione come quella attuale è poco ma sicuro che si faranno sempre più pressanti le richieste degli investitori per rendimenti più elevati di quelli cui questi anni ci avevano ormai abituati e quindi la pressione sui violinisti aumenteranno sensibilmente; gestori e consulenti che erano già in difficoltà a produrre rendimenti (e margini per sé stessi) soddisfacenti, dovranno correre ancora di più.

L’importante è che non si rompa il violino; ma su questo sono poco ottimista.

Anzi, a mio avviso, è probabile che si siano già poste le basi per un massiccio aumento delle controversie che avranno ad oggetto, stavolta, soprattutto i prodotti.

Come ben sapete, gran parte del contenzioso in materia di investimenti è tradizionalmente incentrato sul collocamento, in senso ampio, del prodotto e riguarda soprattutto temi dell’adeguatezza e dell’informativa; sono invece molto minori numericamente, ma non in termini di valore medio, le controversie che riguardano lo strumento o il prodotto finanziario in sé.

Infatti se escludiamo le cause di nullità delle polizze unit linked, i contenziosi in materia di gestioni patrimoniali o fondi o IPO sono un’infima minoranza.

Eppure, per la mia esperienza, non è che i collocatori siano più spregiudicati della media nazionale; è solo che sono più facili da scoprire dei produttori.

L’industria di scheletri nell’armadio ne ha almeno altrettanti e mi pare che di porte in cui sbirciare se ne stanno aprendo inopinatamente molte più del normale: sui giornali o sul web cominciano infatti a comparire notizie inquietanti su come questo o quell’operatore ha gestito confidando nella continuità di un trend che pare invece oggi essersi invertito.

Si legge di una grande banca d’affari statunitense che ha immesso nei propri fondi quantità assurde di titoli tecnologici (spesso da essa portati in quotazione) concentrando l’investimento su pochi strumenti dello stesso settore; ma la bolla delle dot com non ha insegnato nulla?

Si vocifera di un gestore che avrebbe messo una parte rilevante degli investimenti affidati dalla clientela ai suoi “fondi obbligazionari euro governativi a breve termine” su titoli di società asiatiche in notoria difficoltà; sento di tribunali che hanno ritenuto illegittimo il KID di un ETC su cui un paio d’anni fa molti traders spericolati hanno perso la camicia.

Forse sono ombre passeggere o forse sono le nuvole della tempesta che arriva. 

Per ora... I see the sky about to rain... godendomi quella sensazione di inquietudine un po’ melanconica che il vento porta sempre prima della pioggia.

 

*Articolo tratto dal numero in edicola, disponibile anche in versione digitale su myadvisoronline.it

Hai trovato questa news interessante?
CONDIVIDILA

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Vuoi rimanere aggiornato e ricevere news come questa?
Iscriviti alla nostra newsletter e non perderti tutti gli approfondimenti.