L'advisory ha 5 sensi

La consulenza finanziaria è da sempre caratterizzata da un apparente paradosso. Il connubio inscindibile tra relazione umana e innovazione in senso lato.
12/11/2022 | Nicola Ronchetti*

La consulenza finanziaria è da sempre caratterizzata da un apparente paradosso. Il connubio inscindibile tra relazione umana e innovazione in senso lato.

Gli antesignani della professione erano sprovvisti di uffici e costantemente fuori sede quindi ogni progresso tecnologico e digitale è stato accolto prima e con più entusiasmo di altri professionisti. Pensiamo ai primi telefoni mobili, alle prime banche on line nate all’ombra di quelle che sono oggi le più grandi reti dei consulenti finanziari.

Di necessità si doveva fare e si è fatta virtù. Le reti sprovviste di filiali bancarie sul territorio dovevano necessariamente creare una piattaforma digitale accessibile in remoto per ovviare a questa mancanza.

Il vero banco di prova che ha dato un’accelerata ulteriore al modello a distanza è stato il primo lockdown. 

L’operatività da remoto, la firma digitale, la web collaboration cliente-consulente hanno fatto da ulteriore propulsore ai consulenti finanziari che hanno visto aumentare notevolmente il vantaggio rispetto ai modelli bancari tradizionali.

Ma questa è storia, cosa ci riserverà il futuro? Il modello ibrido è ormai divenuto vincente, parlare e parlarsi a distanza e incontrarsi quando si desidera ed è necessario, è la miglior forma di democrazia relazionale mai vista negli ultimi decenni.

Ma c’è qualcuno che si vuole spingere più in là prefigurando addirittura che le persone si possano incontrare in un ambiente virtuale e sotto forma di avatar.

L’ipotesi è suggestiva e ha trovato emblematici casi di successo in molti settori. La pressione pubblicitaria e mediatica messa in campo da alcune big tech e le stime di investimento sul metarverso dei prossimi anni sono impressionanti.

È chiaro e comprensibile l’obiettivo di chi pensa e spera che la nostra vita si possa trasferire in un ambiente virtuale dove le persone siano ospiti e non padroni in casa propria. 

Per rendere il tutto più credibile viene comunicato che il metarverso darà un contributo anche alla scienza e alla salute implementando la sperimentazione a distanza.

Ebbene dalle più recenti ricerche fatte sul tema della consulenza finanziaria e del metaverso emergono dei dati inequivocabili: pochi tra gli italiani con patrimoni significativi hanno capito cosa sia il metaverso e ancora meno affiderebbero i loro soldi a un avatar e in un ambiente virtuale. Ad oggi solo il 22% degli investitori finali sa cosa sia il Metaverso. La conoscenza deriva per lo più da un’esperienza d’uso in settori non legati al mondo della finanza: intrattenimento (33%), gaming (29%), educazione (19%).

Il 15% dei clienti private e high net worth individual ritiene il Metaverso uno dei megatrend a maggior potenziale di crescita contro il 21% dei clienti affluent. La prefigurazione d’uso del Metaverso nell’ambito della finanza varia per generazione sia tra i professionisti sia tra i loro clienti. 

Tra i consulenti finanziari/private banker  il 41% dei 40enni ritiene che sarà un canale di possibile interazione con i clienti, i clienti 40enni convergono su questa prospettiva nel 37% dei casi.

Unanime - sia tra i clienti (85%) che tra i professionisti (89%) la convinzione che oggi la consulenza finanziaria si debba basare esclusivamente su interazioni personali reali e non mediate da piattaforme digitali. 

Vista, udito, olfatto, tatto e gusto non sono solo i cinque sensi sulla base dei quali le persone condividono esperienze ed emozioni ma sono anche quelli sulla base dei quali decidono se affidare o meno i propri soldi a un’altra persona.

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