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ESG, le banche italiane primeggiano per l’aspetto sociale

Secondo l’EY Sustainable Finance Index, gli istituti dello stivale, rispetto a quelli globali, risultano invece deboli in termini di equità della remunerazione, attenzione allo sviluppo della comunità in cui operano riservatezza dei dati e protezione degli informatori
14/06/2021 | Daniele Riosa

Le banche europee superano quelle del resto del mondo nella divulgazione di ciascuna delle tre componenti ESG, comunicando il 60% dei parametri dell'Indice contro il 48% della media globale, con le banche più grandi che tendono a comunicare più di quelle piccole. È quanto emerge dall’EY Sustainable Finance Index, il benchmark globale che confronta oltre 1.100 società di servizi finanziari (banche, assicurazioni, società di gestione patrimoniale e del risparmio) in tutto il mondo in relazione ai parametri ESG e alla qualità dell’informativa sulla sostenibilità. L'Indice EY classifica i progressi dei diversi Paesi nel loro percorso verso la sostenibilità, assegnando un punteggio da 1 a 10; inoltre, misura l’ampiezza e il dettaglio dell'informativa relativa alle attività ESG (Environmental, Social and Governance) esprimendo una percentuale di copertura dei parametri inclusi nell'indice.

Normativa e standard di reporting condivisi favoriscono la divulgazione delle informazioni ESG. A tal proposito, Rossella Zunino (in foto), Italy financial services sustainable finance leader di EY, commenta: “La disponibilità delle istituzioni finanziarie a comunicare dati di qualità sulle loro iniziative nel campo della responsabilità sociale e ambientale è un indicatore forte dei progressi in materia di finanza sostenibile. Significa che le istituzioni finanziarie sono impegnate nel raggiungere gli obiettivi ESG e stanno monitorando i loro progressi. È un buon segnale, ma va anche considerato che la disclosure è spesso legata ad esigenze di compliance normativa e spinta soprattutto dal regolatore europeo. Con l’introduzione lo scorso marzo del regolamento sull’informativa di sostenibilità dei servizi finanziari (SFDR) gli intermediari sono chiamati ad informare gli investitori finali dei rischi legati alla sostenibilità, oltre a quelli finanziari”.

In tema di ambiente, il settore bancario europeo ottiene un punteggio medio di 4,6 nelle attività ESG e divulga il 44% dei parametri dell’Indice, contro una media globale del 23%. Migliori le performance sugli aspetti sociali (55% di divulgazione dei parametri ESG contro il 40% della media globale) e, soprattutto, sulla governance (70% contro il 65% a livello globale). Venendo all’Italia, le banche del Paese hanno performance superiori alla media globale sui parametri ambientali, mentre ottengono punteggi più bassi sugli aspetti sociali e di governance. Riguardo all’ambiente, gli intermediari italiani hanno un punteggio ESG di 6,1 ben superiore alla media globale (2,8) e un livello di divulgazione del 45% (contro il 23% della media globale). Le banche del Paese si distinguono per una gestione energetica efficiente e le buone pratiche sulle emissioni, mentre c’è un margine di miglioramento riguardo all’inclusione dei fattori ambientali nelle scelte di finanziamento, alla gestione delle terze parti e alla selezione dei fornitori.

In relazione agli aspetti sociali, il settore bancario italiano raggiunge un disclosure rate del 63% (50% la media globale) e un punteggio ESG di 6,6 (contro il 6,0 della media globale). Le banche in Italia risultano invece deboli in termini di equità della remunerazione, attenzione allo sviluppo della comunità in cui operano (una sola banca su 20 segue le linee guida dell'OCSE per le imprese multinazionali), riservatezza dei dati e protezione degli informatori.

In tema di governance, i risultati delle banche italiane sono modesti e inferiori alla media globale: 5,8 il punteggio ESG, contro una media globale di 6,1 e 62% il livello di divulgazione, contro il 65% della media mondiale. La modesta performance si deve soprattutto alla debolezza nel divulgare parametri quali il numero di riunioni del consiglio di amministrazione e la relativa partecipazione, il divario salariale, i diritti degli shareholder e la confidenzialità sulle politiche di voto.

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