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Boom dei bond verdi, ma non è tutto oro quello che è ‘green’

Matt Lawton di T. Rowe Price mette in guardia gli investitori: “Serve più di una semplice etichetta per valutare le credenziali ambientali o sociali di un’obbligazione. In effetti, nutriamo preoccupazione riguardo alcune pratiche di emissione di bond ESG”
17/06/2021 | Redazione Advisor

Oltre 1.200 miliardi di dollari. E’ quanto raccolto dalle obbligazioni verdi secondo le rilevazioni effettuate Cbi (Climate bond initiative). Come si legge su MF Milano-Finanza, il traguardo è stato raggiunto con le emissioni di maggio e giugno, che hanno cumulato un controvalore di oltre 45 miliardi di dollari. Il contatore di metà 2021 segna 171,6 miliardi di dollari.

Intanto, Matt Lawton, sector portfolio manager, fixed income division di T. Rowe Price, mette in guardia gli investitori spiegando che non è tutto oro quello che è ‘green’. “Nel 2020 – ricorda l’analista - sono stati emessi 512 miliardi di dollari di obbligazioni ESG – in aumento del 67% rispetto all’anno precedente. Anche se la maggior parte di questo incremento deriva da agenzie, governi, enti locali e organizzazioni sovranazionali che hanno raccolto capitali per contrastare gli effetti negativi della pandemia, l’emissione di obbligazioni ESG da parte delle aziende ha comunque registrato un incremento significativo del 19% nel 2020 rispetto al 2019. La maggior parte delle obbligazioni ESG continua ad essere costituita da green bond, ma il 2020 ha visto una crescita sostanziale delle obbligazioni sociali e di quelle indicizzate alla sostenibilità”.

“I bond ESG – continua l’esperto - vengono generalmente scambiati con un premium rispetto agli equivalenti non ESG (una divergenza di valutazione nota come ‘greenium’), cosa che li rende un mezzo più economico per gli emittenti di prendere capitale in prestito. Le pressioni sul fronte della domanda legate ai fondi passivi con benchmark ESG e ai mandati sui green bond hanno contribuito a creare una situazione in cui l’effetto “greenium” si è diffuso quasi uniformemente in tutto il mercato obbligazionario, a prescindere dalle effettive caratteristiche sociali e ambientali delle singole obbligazioni. Crediamo sia incoraggiante che le società si stiano impegnando in progetti ambientali e sociali che possono essere finanziati attraverso l’emissione di obbligazioni con marchio ESG”.

Tuttavia, “serve più di una semplice etichetta per valutare le credenziali ambientali o sociali di un’obbligazione. In effetti, nutriamo preoccupazione riguardo alcune pratiche di emissione di bond ESG. In particolare, non ci convincono le obbligazioni prive di ‘additionality’ - per esempio, l’emissione di un green bond a copertura di spese operative riguardanti un passaggio a fonti di energia rinnovabile che era già in corso. Ancora più preoccupanti sono le obbligazioni sustainability-linked con una struttura che permette all’emittente di saldarle prima della data in cui è fissato il target di sostenibilità, così come quelle in cui il cambiamento delle condizioni in base al raggiungimento dell’obiettivo è irrilevante”.

“Per verificare la credibilità di un’obbligazione con marchio ESG, in T. Rowe Price ricorriamo alle analisi del nostro strumento proprietario RIIM e alla ricerca fondamentale, che ci permettono di valutare sia l’emittente che la struttura del bond. Ci concentriamo sulla tracciabilità dell’uso dei finanziamenti e sulla qualità della reportistica post-emissione. Guardiamo anche all’allineamento con gli standard del settore e se l’emittente ha ricevuto o meno una certificazione esterna”, conclude Lawton.

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