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Cina, le sfide della decarbonizzazione

Robeco ha individuato le 3 aree di investimento cardine di questa transizione: energie rinnovabili, veicoli elettrici, aggiornamento della rete elettrica e delle tecnologie di stoccaggio
13/08/2021 | Lorenza Roma

"La promessa della Cina verso la neutralità del carbonio entro il 2060 rappresenta probabilmente il più importante impegno relativo al clima preso da qualsiasi paese finora", ha commentato Jie Lu, head of investments China di Robeco Per prima cosa, la Cina è di gran lunga il più grande emittente di CO2 nel mondo: il paese rappresenta attualmente quasi il 30% delle emissioni globali di CO2, contro il 15% degli Stati Uniti o il 9% dell'UE. Quindi, spostare un tale paese produttore di CO2 verso la neutralità del carbonio, assicurando allo stesso tempo la prosperità economica entro i prossimi quattro decenni, richiede effettivamente sforzi enormi, e il coinvolgimento del settore pubblico e privato. Questo obiettivo non è solo una mossa tattica basata sugli accordi di Parigi, ma anche una mossa strategica per la Cina", ha aggiunto l'esperto.

 

"Il cambiamento richiederà uno sforzo combinato in tre direzioni", ha sottolineato Lu. "In primo luogo uno spostamento nel mix del PIL del paese, dall'uso intensivo di carbone come nella produzione e nell'edilizia verso attività con un uso più leggero di carbone come i servizi. La struttura economica cinese sta già cambiando in meglio, dato che il graduale allontanamento dall'attività industriale è iniziato più di un decennio fa. In secondo luogo, un cambiamento nel mix energetico del paese lontano dal carbone, che rappresenta ancora più del 60% del mix energetico. Nonostante i notevoli investimenti nell'idrogeno, nell'energia eolica e solare, la Cina rimane fortemente dipendente dai combustibili fossili, che rappresentano l'88% della fornitura totale di energia. Infine, ciò di cui la Cina ha veramente bisogno è un piano di compensazione del carbonio attraverso la riforestazione e la cattura del carbonio che giocheranno ruoli chiave perché, anche con le misure più radicali di riduzione delle emissioni, è improbabile raggiungere la decarbonizzazione senza iniziative di compensazione".

 

"Dati i cambiamenti necessari, molti settori saranno colpiti", ha precisato Lu che ha aggiunto "La questione chiave sarà identificare i rischi che si presentano, anche se gli investitori troveranno anche delle opportunità interessanti, e a nostro avviso ci sono più opportunità che rischi. Ci sono tre aree su cui concentrarsi. La prima è il tema delle energie rinnovabili. La Cina ha pianificato di aumentare la produzione di energia pulita nei prossimi decenni. La seconda area è rappresentata dai veicoli elettrici, poiché ci si aspetta che siano uno dei maggiori vincitori della transizione. La Cina ha già il più grande mercato EV, molto più grande di quello europeo e statunitense. Entro il 2025, i veicoli elettrici costituiranno il 20% del totale di auto nuove vendute in Cina, in aumento rispetto al recente 5%. Infine, l'aggiornamento della rete elettrica e le tecnologie di stoccaggio dell'energia, così come l'industria dell'idrogeno rappresenteranno una parte significativa degli investimenti totali necessari per la transizione.

 

Lu ha concluso dicendo: "Saranno necessarie ulteriori tecnologie di stoccaggio per regolare i problemi di variabilità intragiornaliera e stagionale inerenti all'energia eolica e solare. Da questo punto di vista, le tecnologie complementari come le batterie e l'idrogeno giocheranno probabilmente ruoli chiave, data la capacità di convertire l'elettricità in energia chimica e viceversa".

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