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Riscaldamento globale, la strada è ancora lunga

Secondo il report trimestrale MSCI Net-Zero Tracker, il 57% delle maggiori aziende quotate globali non è allineato con alcun obiettivo di riduzione delle emissioni di carbonio
19/10/2021 | Paola Sacerdote

Le società quotate devono agire ora per raggiungere l’obiettivo di emissioni zero, non c’è più tempo. E’ l’allarme lanciato da MSCI nell’ultima edizione del report trimestrale MSCI Net-Zero Tracker, che esamina i progressi di oltre 9.000 tra le aziende più investibili al mondo verso la riduzione delle emissioni di carbonio, e rivela il contributo delle aziende al riscaldamento globale.

Il report stima l’aumento della temperatura delle società quotate in base alle loro emissioni e calcola il tempo rimanente per raggiungere le emissioni zero. Mette in luce quali sono le aziende con la maggiore impronta di carbonio, quali sono le aziende leader e quali invece sono in ritardo nella disclosure ed evidenzia le aziende i cui obiettivi di decarbonizzazione sono degni di nota per il loro allineamento con gli obiettivi globali.

 

Tra le principali evidenze, il report osserva che la quota maggioritaria delle società che fanno parte dell’indice MSCI All Country World Investable Market è nettamente disallineata con l'obiettivo di prevenire gli effetti peggiori del riscaldamento del pianeta, e al contrario le aziende sono sulla buona strada per far aumentare le temperature medie di 3°C sopra i livelli preindustriali. Meno della metà (43%) delle società quotate è allineata per un aumento della temperatura di 2°C, che significa il fallimento nel raggiungere l'obiettivo degli Accordi di Parigi di mantenere il riscaldamento del pianeta ben al di sotto 2°C, preferibilmente fino a non più di 1,5°C, al di sopra dei livelli preindustriali. Meno del 10% delle aziende quotate si allinea con un aumento della temperatura di 1,5°C, che secondo le stime degli scienziati è il target che offre le migliori possibilità di evitare un disastro climatico.

 

Il dato più importante rilevato da MSCI, la maggioranza delle società quotate (57%) non si allinea con alcun obiettivo di contenimento dell’aumento della temperatura, e ad essere disallineate con gli obiettivi climatici globali troviamo aziende quotate in tutte le regioni del mondo.

 

Dal report emerge anche che nessun settore è immune dal problema: se è vero che la quota predominante delle emissioni è da ricondurre alle società dei comparti dell'energia, dei materiali e delle utilities, ci sono aziende che hanno emissioni elevate in ogni settore. Anche in comparti tipicamente a basse emissioni come l’healthcare, ci sono aziende che sono allineate con temperature troppo elevate.

 

Basandosi sulle emissioni delle aziende a fine agosto 2021, MSCI stima che le società quotate bruceranno la loro quota del budget globale di carbonio per mantenere l'aumento della temperatura al di sotto di 1,5°C entro novembre 2026. Sono cinque mesi in meno di rispetto alla stime dello scorso maggio, e questo riflette l'aumento delle emissioni sulla scorta della ripresa delle economie dopo la pandemia.  Le emissioni annuali stimate di gas serra diretti (Scope 1) delle società quotate a fine agosto erano pari a 11,1 miliardi di tonnellate (gigatoni), in aumento rispetto a 10,9 gigatonnellate alla fine di maggio. L'unico modo per guadagnare più tempo è ridurre le emissioni nette più velocemente.

 

Dal punto di vista degli investitori, questi dati mettono in luce quanto sia difficile effettuare investimenti sostenibili che contrastino effettivamente il global warming, e quanto sia ancora più difficile farlo utilizzando in particolare strumenti passivi basati su indici molto ampi.

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