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Il vero costo della sostenibilità

Una transizione coordinata e rapida permetterebbe comunque di minimizzare l’impatto negativo sul Pil italiano, determinandone una contrazione di...
06/11/2021 | Francesco D'Arco

La transizione ecologica presenta dei costi che non possono essere sottovalutati. Ormai sentiamo sempre più spesso fare queste affermazioni. Ma non sempre tali dichiarazioni sono accompagnate da numeri o spiegazioni chiare e il dubbio che sia l’inizio di una “contro-informazione” volta a frenare l’onda della sostenibilità cresce.

 

A fare chiarezza sul reale rapporto “costi-benefici” della transizione ecologica ci hanno pensato recentemente gli esperti di Deloitte che con il report Italy’s Turning Point- Accelerating New Growth On The Path To Net Zero” hanno analizzato gli impatti economici dell’inazione rispetto ai cambiamenti climatici per l’Italia e dimostrato le significative opportunità derivanti da un’economia nazionale rapidamente decarbonizzata. 

 

“Nei prossimi 50 anni il mancato contrasto ai cambiamenti climatici potrebbe causare all’Italia fino a 1,2 trilioni di euro di danni economici, oltre che 21 milioni di posti di lavoro in meno, riducendo significativamente le prospettive economiche di lungo termine. Di contro, una rapida decarbonizzazione nel nostro Paese, in un contesto di riscaldamento globale limitato entro 1,5°C, potrebbe portare a un differenziale positivo del Pil annuo pari al 3,3% nel 2070 e a 470,000 posti di lavoro in più. Non a caso, il più grande successo del G20 a guida italiana, da poco conclusosi a Roma, è stato l'accordo dei Paesi sulla necessità di mantenere entro il tetto massimo di 1,5°C il riscaldamento globale”, ha spiegato Franco Amelio, Sustainability Leader di Deloitte Italia presentando il report.

 

Report che individua per il nostro Paese il 2043 come il “punto di svolta”, ovvero il momento in cui i benefici della transizione ecologica iniziano a superare i costi. “Se l’Italia rafforzasse ulteriormente il proprio impegno sul fronte della decarbonizzazione, con adeguati investimenti in innovazione tecnologica e Ricerca & Sviluppo nel prossimo decennio, sarebbe uno dei primi paesi in Europa a raccogliere i benefici economici della transizione ecologica: la media europea del punto di svolta sarebbe l’anno 2050” spiegano gli esperti di Deloitte che prevedono nel primo decennio dopo il punto di svolta, e in un contesto di riscaldamento globale limitato entro 1,5°C, un significativo aumento del Pil. 

 

Ma tutto questo come si traduce in termini di costi per questo primo decennio? Deloitte offre una risposta anche a questa domanda e, in particolare, sottolinea che, dal 2021 al 2030, l’Italia sarà in grado di ripensare la sua attuale dipendenza dai combustibili fossili importati per alimentare principalmente il suo settore manifatturiero, con un declino del consumo di petrolio e carbone e parallelamente un aumento dell’energia solare, che nel 2030 arriverà ad assorbire il 40% del fabbisogno energetico totale. Una transizione coordinata e rapida permetterebbe comunque di minimizzare l’impatto negativo sul Pil italiano, determinandone una contrazione di appena lo 0,3% nel 2030. 

 

Insomma, come sottolinea anche Stefano Pareglio, independent Senior Advisor di Deloitte per l’area Sustainability, “serviranno  pochi anni per vedere gli effetti positivi degli investimenti effettuati, sia a livello di imprese, sia a livello di comunità nazionale. Non dobbiamo dimenticare che l’inazione non è priva di costi”. 

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