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La SFDR uno stimolo in più per investire nei green bond

Pietro Sette (MainStreet Partners): “Lo slancio proseguirà anche nel 2022, con le obbligazioni verdi che giocheranno un ruolo centrale nella ripresa post pandemica”
20/04/2022 | Redazione Advisor

“Le obbligazioni verdi hanno registrato un altro anno record nel 2021, con quasi 500 miliardi di dollari di emissioni, quasi il doppio dell'importo raccolto l'anno precedente”. Pietro Sette, research associate di MainStreet Partners, si aspetta che “questo slancio prosegua anche nel 2022, con le obbligazioni verdi che giocheranno un ruolo centrale nella ripresa post pandemica sostenuta da programmi governativi, come i piani di investimenti green dell'UE, del Regno Unito e degli Stati Uniti. Anche se il panorama delle emissioni sostenibili è andato diversificandosi sempre più negli ultimi anni, le obbligazioni verdi dominano ancora il mercato, che l'anno scorso ha visto emissioni totali record per circa 950 miliardi di dollari”.

Il gestore spiega che “oltre agli impegni politici per la transizione sostenibile delle nostre economie, ci sono altri fattori chiave che entrano in gioco e che stimoleranno la domanda per la trasparenza di informazioni non finanziarie, e quindi un’ulteriore crescita del mercato delle obbligazioni verdi. Centrale è il ruolo delle tassonomie e della regolamentazione, che emergono in tutto il mondo, e si pongono l’intento di definire chiaramente le priorità ambientali. Le tassonomie da un lato guidano le società nelle loro attività di disclosure non finanziaria, e dall’altro permettono agli specialisti di valutare in modo più granulare le credenziali green dei propri investimenti”.

Ad esempio, “la tassonomia del Regno Unito, che è ben avviata e che probabilmente diventerà legge alla fine di quest'anno, segue la falsa riga della versione europea. Ma l’allineamento tra le due non è scontato. La difficoltà risiede in primis nelle visioni differenti di alcuni importanti questioni: ad esempio, la Cina, la prima grande potenza economica a produrre una tassonomia nel 2015, considerava già a suo tempo il nucleare un’attività verde, a differenza dell’UE che non l’ha ancora inclusa (per ora). Tuttavia, la spinta per garantire coerenza e per stabilire uno standard internazionale comune è in forte crescita. EU-Cina cooperazione ‘green’. In un esempio innovativo di cooperazione incentrata sul clima, l'UE e la Cina hanno iniziato ufficialmente a collaborare per lo sviluppo di una tassonomia comune (CGT). La CGT copre 80 attività in sei settori, tra cui energia, edilizia e trasporti, concentrandosi particolarmente sulle attività che aiutano a mitigare maggiormente il cambiamento climatico. Un maggiore allineamento attraverso la CGT permetterà agli investitori globali di valutare con chiarezza e coerenza le attività green in diverse regioni, incoraggiando a sua volta l'emissione di obbligazioni verdi, il cui tratto fondamentale è investire in progetti 'green'”.

Tuttavia, il manager nota che “tra le questioni controverse ancora da risolvere c’è senza dubbio quella dell'energia nucleare e del gas, ovvero ci si chiede se l'UE debba includere, o meno, nella propria tassonomia ambientale la generazione di energia da fonti nucleari e dal gas. Se questo dovesse succedere, anche solo come soluzione transitoria, in attesa che le fonti di energia rinnovabile si consolidino maggiormente, ciò avrà importanti implicazioni per il mercato delle obbligazioni verdi. Finora è stato emesso solamente un green bond dedicato all'energia nucleare (a dicembre 2021), il che rispecchia il pensiero che il nucleare, ad oggi, non sia propriamente considerato ‘green’. L'avvallo dell'UE potrebbe però modificare drasticamente queste percezioni negative, aprendo un mercato ampio e ancora inesplorato per le emissioni verdi. Una maggiore trasparenza e chiarezza nelle definizioni degli standard green avrebbe anche un importante impatto sui gestori patrimoniali”.

“Lo scorso anno - ricorda l’economista - c'è stata una forte crescita nell’universo dei fondi sostenibili. Sebbene i gestori continuino a sottolineare il profilo di sostenibilità delle azioni e delle obbligazioni in cui investono, per molti risulta ancora complesso reperire e comunicare con chiarezza dati ed informazioni in materia. Questo scenario, però, è destinato a cambiare da gennaio 2023. Da allora in poi, secondo la Sustainable Finance Disclosure Regulation, ad esempio, i fondi articolo 9, quelli con uno specifico obiettivo sostenibile, dovranno riportare come i loro investimenti si misurano rispetto alla tassonomia”.

“Si tratta di uno sviluppo che fornirà una forte spinta verso maggiore trasparenza per gli investitori, che comprenderanno, e dovranno comunicare, quanto i loro investimenti stiano effettivamente contribuendo alla lotta contro il riscaldamento globale. Senza dubbio, questo è un altro stimolo importante per investire in obbligazioni verdi”, conclude Sette.

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