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ESG, la retromarcia dei fondi dopo lo scoppio della guerra

Adesso che l'inflazione e la recessione minacciano gli utili e i titoli societari, diversi asset manager hanno invertito la rotta sulla questione sostenibilità
27/05/2022 | Redazione Advisor

La questione ESG è finita in soffitta. Come si legge su MF Milano-Finanza, ora che l'inflazione e la recessione minacciano gli utili e i titoli societari, diversi asset manager hanno innestato una brusca retromarcia. Proprio BlackRock è stata la prima a esporsi sul tema, anticipando che nelle assemblee 2022 non avrebbe votato a favore della maggior parte delle risoluzioni volte a imporre alle compagnie impegni di decarbonizzazione stringenti.

Secondo il più grande gestore al mondo, la guerra in Ucraina ha cambiato il quadro, rendendo più urgenti obiettivi di breve termine quali la sicurezza energetica. Via libera quindi ai nuovi investimenti delle major nella ricerca ed estrazione di gas o petrolio; la lotta al cambiamento climatico è rinviata. Una posizione che ha ricevuto il sostegno, seppur implicito, di gran parte dei fondi. Nelle assemblee di Exxon, Chevron e Total, così, le stringenti risoluzioni ESG hanno raccolto rispettivamente il 33, il 28 e il 20% dei consensi. Il ben più malleabile piano di riduzione delle emissioni delineato dalla colosso petrolifero francese ha invece ricevuto il 90% dei voti a favore. D'altra parte, dopo anni difficili, gli utili delle major hanno toccato livelli record, alimentati dalla fiammata di gas e greggio, lasciando presagire generose remunerazioni per gli azionisti.

Tim Buckley, ceo di Vanguard, il secondo gestore per masse al mondo (8100 miliardi di dollari), ha spiegato al Financial Times che “il nostro dovere è di massimizzare i rendimenti a lungo termine per i client. Il cambiamento climatico è un rischio concreto ma è solo uno dei fattori nelle decisioni di investimento. Siamo già alle prese con una crisi pensionistica e dobbiamo accertarci che le preoccupazioni climatiche non la aggravino”. Vanguard non escluderà perciò i produttori di energia da fonti fossili dall'universo di investimento né stabilirà obiettivi intermedi di decarbonizzazione per i fondi passivi.

La scelta, si legge sempre su MF Milano-Finanza, non dipende dalla contingente esigenza di sicurezza energetica quanto dalla tradizionale ricerca di rendimenti che è all'origine dell'industria del risparmio gestito. Che il profitto per sé e per i clienti sia la più profonda motivazione del dietrofront ESG emerge dalla bocciatura in assemblea di un' altra risoluzione non correlata a questioni climatiche o energetiche.

Gli azionisti di Amazon hanno infatti respinto la proposta avanzata da alcuni soci per aumentare la trasparenza fiscale del colosso e-commerce, obbligandolo a pubblicare le tasse pagate in ogni Paese. Stessa sorte, conclude l’articolo, è toccata alle risoluzioni che chiedevano indagini indipendenti sulle condizioni di lavoro, sulle relazioni sindacali e sui rapporti con i clienti finali. Le esigenze degli stakeholder, insomma, possono attendere: adesso bisogna proteggere gli interessi degli azionisti.

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