Capitolo 1- Destinazione income per i portafogli

Un discreto rendimento ma poca volatilità. È quanto cercano generalmente gli investitori. Ma se fino a qualche anno fa le alternative a disposizione dei consulenti per riuscire a soddisfare questa esigenza erano, tutto sommato, un buon numero, negli ultimi tempi le possibilità si sono drasticamente ridotte. Anche perché occorre considerare come, in realtà, quello che viene ricercato non è tanto il semplice apprezzamento del capitale, quanto piuttosto un reddito stabile e regolare. Insomma, quello che gli anglosassoni chiamano "Income".

Tuttavia, come si nota quotidianamente scorrendo le pagine finanziarie dei giornali e le quotazioni di azioni e obbligazioni, la ricerca si è fatta ora veramente ardua: i tassi di interesse ufficiali sono vicini allo zero, quelli di mercato sono in molti casi inferiori all’inflazione e i rendimenti dei bond governativi sui minimi storici. La crisi del credito ha lasciato in eredità ai Paesi sviluppati gli effetti di politiche monetarie espansive necessarie a favorire una ripresa dell’economia, ma la mutata percezione dei titoli governativi nel mondo sviluppato ha rivelato i limiti dei Titoli di Stato: una volta considerati “sicuri”, ora sono portatori di un rischio sistemico collegato al potenziale default del Paese, lasciando letteralmente delusi gli investitori a loro tradizionalmente affezionati.

La ricerca di sicurezza sul mercato finanziario ha quindi svelato il suo prezzo: rendimenti reali negativi per i Titoli di Stato dei Paesi più solidi e di poco positivi invece per quelli dei Paesi periferici. In pratica, non si è mai stati remunerati così poco per detenere così tanto rischio.

Sul versante azionario, invece, volendo optare per una strategia Income, occorre indirizzarsi verso la cosiddetta "Dividend Strategy", ovvero una selezione di titoli a elevato dividendo in grado di garantire utili interessanti staccati con cadenza regolare.

Mai come negli ultimi anni, avere rendimento supplementare è diventata una necessità. Con aspettative di vita che risultano in costante crescita, il bisogno di Income viene sentito in modo particolare dalle fasce più anziane della popolazione. Questo è valido soprattutto alla luce dell’aumento del costo della vita e della diminuzione del potere d’acquisto per gli individui e le famiglie.

Inflazione

Ma sarà una necessità anche per quella fascia di popolazione che non si è ancora ritirata dalla vita lavorativa e che dovrà comunque fare i conti con entrate pensionistiche sempre meno soddisfacenti e che già ora potrebbe necessitare di integrare il reddito lavorativo.

Un ultimo aspetto da non sottovalutare è poi quello relativo alla scelta, improduttiva e inefficiente ma spesso adottata, di mettere e mantenere in portafoglio liquidità. Una scelta che presenta un doppio rischio: da una parte optare per strumenti del mercato monetario non consente attualmente di ottenere rendimenti reali positivi, e dall’altra il mancato investimento causa l’erosione del capitale dovuto all’aumento dei prezzi al consumo. Si tratta, in pratica, di una trappola che rischia di avere nel tempo forti ripercussioni sul capitale dell’investitore.

Si pensi che con un tasso di inflazione al 2%, mantenere fermo un capitale di 10.000 euro porta a una perdita di valore reale di mille euro in cinque anni e di 2.000 in 10. Se poi l’inflazione salisse al 4%, nell’arco di 10 anni, il capitale verrebbe depauperato di un terzo. Un rischio derivante dal “non agire” che non deve essere assolutamente corso da un risparmiatore accorto. Anche perché le soluzioni messe a disposizione dall’industria finanziaria esistono.

 

Dividendi e cedole

Tuttavia mantenere il valore reale del proprio capitale e farlo fruttare, nello scenario attuale diventa sempre più complicato e il semplice fai-da-te spesso non funziona più. Affidarsi a un fondo di investimento rappresenta quindi già un primo passo in un’ottica di efficienza. Il secondo implica invece una scelta tra le varie opzioni, a seconda del grado di rischio che si è disposti ad assumere: obbligazioni, azioni oppure una via di mezzo con soluzioni multi asset che contemplano diverse classi d'investimento, assegnando loro pesi differenti all’interno del portafoglio.

Si tratta dei cosiddetti “Fondi Income”, che  spaziano lungo i diversi mercati, aree geografiche e settori, ciascuno con un proprio profilo di rischio, e quindi adatto a una diversa tipologia d'investitore.

 

 

BOX

Lo strano caso dei fondi azionari a cedola

 

Il reddito generato dai fondi può essere utilizzato per incrementare il capitale accumulato e quindi reinvestito dal gestore, o distribuito direttamente agli investitori con stacchi periodici. La versione a distribuzione dei proventi può essere concepita come un altro modo per generare reddito agli investitori.

Tipicamente, l’asset class che più si presta a interpretare questa esigenza è rappresentata dall’obbligazionario, in virtù del flusso cedolare che per definizione prevede, ma in realtà anche l’azionario, per quanto generalmente associato a obiettivi di crescita del capitale, può generare redditi regolari grazie ai dividendi distribuiti dalle aziende in portafoglio. È in questo contesto che emergono i fondi Dividend Maximiser di Schroders (Schroder ISF Global Dividend Maximiser, Schroder ISF European Dividend Maximiser e Schroder ISF Asia Dividend Maximiser) che rappresentano, nel panorama dei prodotti azionari una soluzione d’investimento originale e competitiva, disegnata per distribuire un reddito annuale dell'8%* e del 7%**.

La strada dei fondi azionari a cedola è particolarmente indicata per chi desidera investire sui mercati azionari con un approccio meno aggressivo.