Capitolo 2 - Equity, come massimizzare il dividendo

La ricerca di Income in ambito azionario si focalizza principalmente sui dividendi delle società in portafoglio, che sempre più spesso riconoscono l’importanza dello stacco degli utili ai propri azionisti.

Non è un caso che, nonostante la crisi del credito, i compensi in termini di dividendo abbiano dato in questi anni prova di resistenza. E che tale investimento abbia dimostrato di essere una possibile via per perseguire il “total return”. Proprio per questo motivo la ricerca del reddito nel mercato azionario deve focalizzarsi sulle aziende che, oltre ad avere buone prospettive di crescita, creano valore tramite politiche di distribuzione generose e sostenibili nel tempo. Si tratta di società con solidi bilanci, management capace e piani di sviluppo convincenti. I dividendi dovrebbero rappresentare un elemento centrale in ogni portafoglio orientato al reddito, senza rinunciare alla crescita. Nel complesso, il loro contributo al mercato azionario storicamente è pari a circa metà del rendimento totale di lungo periodo.

Molte strategie Income focalizzate sull’azionario si basano tuttavia su un orizzonte temporale di breve termine, e non necessariamente guardano alla capacità delle aziende di continuare a “permettersi” quei livelli di dividendo.

La crisi finanziaria globale ha recentemente dimostrato come molte asset class, incluso l’azionario, dipendevano dalle strategie a leva per produrre risultati, bloccando molti investitori in vere e proprie trappole di valore. Non è detto che società ad alto dividendo dispongano di elevati flussi di cassa e quindi siano in buona salute finanziaria. Esse possono essere al contrario molto illiquide. Per selezionare adeguatamente le aziende con livelli di reddito elevati, ma anche sostenibili nel tempo, è fondamentale affidarsi a dei professionisti.

La differenza sta nella capacità (e nelle risorse) di ricerca e analisi, per acquisire adeguate informazioni e interpretare correttamente i fondamentali e le relative prospettive delle società.

Un'altra conseguenza della crisi è stata la necessità di diversificare anche dal punto di vista geografico e  valutario, per migliorare il profilo di rischio-rendimento. Un'esigenza che richiede altrettanta esperienza e professionalità nella gestione degli investimenti, così come la diversificazione tipica dei fondi. Questo ha determinato un aumento della domanda, da parte degli investitori azionari Income, di un approccio più globale.

Un fatto che rende, se possibile, ancora più necessario affidarsi a esperti nella gestione degli investimenti.

Società in grado di erogare stabilmente dividendi elevati e un approccio competente sono quindi i primi due requisiti necessari per l’implementazione di una strategia Income efficace che, in virtù della legislazione europea "Ucits III", può inoltre fare ricorso a strumenti derivati per massimizzarne i dividendi.

La metodologia, nota anche come “covered call” consiste nel vendere opzioni call sui titoli del portafoglio: operando regolarmente in questo modo, è possibile utilizzare l’importo ottenuto dalla vendita delle opzioni per potenziare il reddito distribuito agli investitori. Inoltre occorre che vengano sottoscritte opzioni esclusivamente sui titoli detenuti in portafoglio, assicurando così che le posizioni siano sempre coperte e che non venga impiegata alcuna leva. Non si fanno cioè scommesse azzardate vendendo ciò che non si possiede.

A seconda della strategia messa in campo, questo approccio può portare anche a raddoppiare il flusso derivante dai dividendi, risultando ottimale con mercati volatili oppure “piatti”. Solamente nelle fasi di deciso rialzo risulta, invece, meno efficace, poiché parte della crescita del capitale viene ceduta: il ricorso alle opzioni consente, infatti, di scambiare il pagamento di un importo fisso con una parte del potenziale apprezzamento dei titoli. Questa strategia risulta quindi adatta a investitori interessati all'azionario, ma con un approccio meno aggressivo.

Grazie alla componente derivata, inoltre, si riesce a ridurre il rischio e a salvaguardare i rendimenti nelle fasi in cui i mercati diventano volatili.

Processo di investimento

Non occorre quindi spaventarsi per l’uso di derivati, dato che si tratta di strumenti che di per sé non sono né a basso, né ad alto rischio: dipende semplicemente dell’utilizzo che se ne fa. Nel caso di questa strategia, il loro uso rende i comparti meno rischiosi dei prodotti azionari più tradizionali, in quanto si scambia parte del potenziale rialzo dei titoli detenuti nel portafoglio sottostante con un reddito - cioè il premio - più certo. Questo metodo è replicabile nel tempo e su mercati diversi, indifferentemente dall’area geografica.

 

 

BOX

Schroder ISF Global Dividend Maximiser

 

Il fondo, lanciato a luglio del 2007, è il "capostipite" della famiglia Dividend Maximiser, la gamma di Schroders che impiega una particolare strategia tramite opzioni finalizzata ad accrescere i dividendi azionari derivanti da un portafoglio selezionato di titoli High Dividend.

Ecco perché non è sufficiente solamente scegliere i titoli con il più elevato dividend yield: nella selezione delle azioni, infatti, a supporto delle tecniche di screening dei dividendi, vi è una rigorosa analisi fondamentale. È, infatti, cruciale individuare aziende con una buona situazione patrimoniale, management capaci e piani di sviluppo convincenti, e che siano al tempo stesso quotate a prezzi convenienti. L’obiettivo è comporre un portafoglio concentrato, ma efficacemente diversificato, costituito dalle “idee” più promettenti del team di gestione.

Una volta costruito il portafoglio, il secondo step della strategia è quello della vendita di opzioni call coperte. Un’operazione che viene eseguita con cadenza trimestrale e che permette da una parte di monetizzare immediatamente il premio - le transazioni consistono sempre in pagamenti monetari entro due giorni dalla sottoscrizione dei contratti, in modo da evitare qualsiasi rischio controparte - e, dall’altra, di raggiungere con costanza l’obiettivo di rendimento.

E così è stato. Il fondo Schroder ISF Global Dividend Maximiser dal lancio ha pienamente raggiunto l’obiettivo interno di rendimento dell’8%. La gestione del fondo è affidata a due team.

Quello Azionario si occupa della costruzione del portafoglio tramite selezione dei titoli azionari, il team Maximiser si occupa degli investimenti strutturati.

I due team collaborano e interagiscono fra loro per garantire che l’intero processo di gestione funzioni in modo efficiente, seppur operando in modo indipendente nell’ambito di competenza di ciascuno.

Il fondo risponde alle esigenze di quegli investitori che preferiscono adottare un approccio meno aggressivo nei confronti dell’investimento azionario: oggi più che mai i rendimenti dei mercati azionari mondiali sono difficilmente prevedibili, quindi, per chi è alla ricerca di risultati più stabili e affidabili, tali strategie, concepite per beneficiare dei vantaggi di un’esposizione azionaria e di una gestione attiva in termini di rendimento atteso, potrebbero rappresentare un'interessante opportunità. Senza contare che la disponibilità sia di classi a distribuzione sia ad accumulo consente di soddisfare tutte le esigenze, dall’investitore che preferisce una cedola periodica a quello che invece sceglie di far “lavorare” l’intero capitale reinvestendo automaticamente i dividendi del fondo.

Con un p/e medio di circa 14 volte, il dividend yield medio delle prime 20 partecipazioni del fondo è del 3,4%; attualmente oltre la metà del portafoglio - costituito da circa 70 titoli - è investito in Europa, quasi un terzo in Nord America e il resto in società di Paesi emergenti e Giappone. Con una netta prevalenza per le mega cap: le società con una capitalizzazione di mercato superiore ai 20 miliardi costituiscono infatti l’80% del patrimonio.