Capitolo 1 - Le nuove sfide obbligazionarie

Dai primi anni ’80 fino allo scorso anno il comparto obbligazionario ha rappresentato un porto sicuro per il risparmiatore.  È stato salvaguardato il capitale, sono stati ottenuti rendimenti buoni, che in molti periodi temporali sono stati spesso superiori a quelli incassati con investimenti in azioni. Il tutto a prezzo di una volatilità decisamente inferiore a quella registrata sul settore azionario. 

Una volta domata l‘inflazione, prima negli Stati Uniti e quindi anche in Europa e in Italia, le Banche Centrali hanno potuto via via ridurre i tassi di interesse ufficiali, contribuendo a forti guadagni in conto capitale per i possessori di obbligazioni a lungo termine. Una situazione che si è verificata non solamente negli anni ’80, ma anche nell’ultimo decennio: le varie crisi che si sono succedute hanno spinto molti risparmiatori ad abbandonare gli investimenti azionari e a puntare su quelli obbligazionari che, al netto della crisi dei debiti sovrani in alcuni Paesi (dalla Grecia al Portogallo, dalla Spagna all’Irlanda e all’Italia), hanno comunque garantito rendimenti reali positivi.  

 

 

 

L'attuale contesto obbligazionario è molto sfidante. In questi anni abbiamo assistito ad una progressiva riduzione dei tassi di interesse associata ad un aumento della duration dei portafogli. Questo ha reso gli investitori molto più esposti al rischio rialzo tassi di interesse. All'interno di un portafoglio il rapporto tra rendimento a scadenza e duration del portafoglio determina il cosiddetto cuscino di sicurezza. E quindi la sensibilità al rialzo dei tassi di interesse. In questo momento, se consideriamo l'indice Barclays Global Aggregate Index abbiamo un cuscino di sicurezza pari allo 0,3% (dato dal rapporto tra duration - 6,2 anni - e rendimento a scadenza del portafoglio dell'indice - 2%): quindi basta un aumento dei tassi di interesse dello 0,3 per avere una perdita in conto capitale di 1 anno di questo indice. A livello storico siamo ai minimi. Come mostra il grafico a pag. 10, guardando a un qualsiasi indice obbligazionario globale si nota come, fino a pochi mesi fa, il rendimento a scadenza fosse ai minimi, mentre la duration ai massimi degli ultimi trent'anni: in pratica non si è mai stati remunerati così poco per detenere così tanto rischio.

 

Grazie anche alle Banche Centrali che - dopo la crisi, prima finanziaria e poi economica, iniziata nel 2007 - manovrando la leva della politica monetaria, hanno portato i tassi di interesse ai minimi storici sia negli Stati Uniti sia in Europa.  E, al tempo stesso, con le politiche di mercato aperto, hanno mantenuto elevate le quotazioni delle obbligazioni a lungo termine contribuendo così ad appiattire la curva dei tassi di interesse. A prezzo di grandi distorsioni sul mercato obbligazionario mondiale, tutto questo ha consentito finora ai risparmiatori di non subire perdite in conto capitale sui propri investimenti in bond fatti sulla parte media e lunga della curva.   Guardando a un qualsiasi indice obbligazionario globale si nota come, fino a pochi mesi fa, il rendimento a scadenza fosse ai minimi, mentre la duration ai massimi degli ultimi trent'anni: in pratica non si è mai stati remunerati così poco per detenere così tanto rischio.

E ora cosa succederà? In Europa, alla luce della difficile congiuntura economica, almeno nel breve termine, manovre monetarie che vadano in senso opposto a quelle degli ultimi anni dovrebbero essere scongiurate ancora per un po’; invece negli Usa, dopo i primi moniti della Federal Reserve di Ben Bernanke, lanciati nel corso della primavera del 2013, è iniziato il tanto temuto “tapering”, ovvero la riduzione pilotata (10 miliardi di dollari in meno per volta) degli acquisti di obbligazioni e altri strumenti di credito che fino a novembre venivano riacquistati dal sistema di Banche Centrali statunitensi al ritmo di 85 miliardi di dollari al mese. Nel frattempo Bernanke ha lasciato il posto di Presidente della Fed a Janet Yellen, la prima donna a guidare la Banca centrale americana, ma le prospettive del mercato obbligazionario sono ormai decisamente più fosche.

 

Una volta esauritosi il tapering, e se i progressi dell’economia proseguiranno, alla Fed non resterà altro che iniziare una manovra restrittiva sui tassi di interesse.  Un fatto storicamente normale - l’avvicendarsi delle diverse fasi economiche ha coinciso sempre con l’alternarsi di politiche monetarie espansive e restrittive - ma che di fatto metterà fine a 30 anni di guadagni in conto capitale e comporterà un’ulteriore riduzione nei ritorni obbligazionari.

Senza contare che, in alcune situazioni di mercato, come successo anche in un recente passato, l’intensità delle fluttuazioni dei prezzi sui mercati obbligazionari potrebbe spingere gli investitori a detenere le loro obbligazioni fino a scadenza. Questi fatti segnano però un passaggio epocale. Anche in Italia il fai-da-te sul comparto obbligazionario appare ormai al termine.  Comprare un bond e tenerlo fino a scadenza, incassando le cedole, rimane chiaramente ancora possibile e alla portata di tutti, tuttavia i rischi appaiono sempre più incombenti: partendo dal presupposto che gli investitori italiani detengono più della metà del loro patrimonio in obbligazioni con lo scopo principale di preservare la propria ricchezza ed ottenerne un reddito, ecco che l’obiettivo è puntare su investimenti in grado di proteggere il patrimonio dall'inflazione.  Ma questo, nella fase attuale, significa da una parte allungare la duration di portafoglio e dall’altra di accettare di inserire in portafoglio titoli high yield, corporate o di Paesi Emergenti con livelli di rischio maggiori. 

 

Si rende quindi consigliabile affidarsi a professionisti e a fondi di investimento. Strumenti, cioè, in grado da una parte di limitare i rischi degli investimenti attraverso una accurata diversificazione e dall’altra di navigare con più sicurezza nelle fasi di burrasca dei mercati finanziari.  Gestendo in modo attento la sensitività del portafoglio all’andamento dei tassi di interesse, ma incrementando sempre più la parte tattica per approfittare delle occasioni che via via si dischiudono sui mercati del reddito fisso.