Banche & Reti, non c'è futuro per le "piccole" realtà

Se lo scenario non cambia sarà fondamentale capire quale possa essere la "soglia dimensionale" sotto la quale si è destinati al fallimento (o ad una aggregazione).
19/09/2020 | Francesco D'Arco

“Le sfide che derivano dalla crisi indotta dalla pandemia si affiancano a quelle che le banche stavano già affrontando”. Ad affermarlo è stato recentemente il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, nel corso del suo intervento al Comitato Esecutivo dell’ABI del 16 settembre scorso. Tanti i temi affrontati da Visco che ha presentato una lunga riflessione sulle implicazioni della pandemia sull’economia italiana e, ovviamente, sul futuro delle banche. Fra i diversi spunti di riflessione ve ne sono due sui quali vale la pena aprire un dibattito immediato e costruttivo: la tecnologia e i modelli di business.

 

Tecnologia. “Resta importante proseguire nell’azione di recupero di livelli di redditività che consentano di operare con successo sul mercato” ha spiegato nel suo intervento il Governatore della Banca d’Italia. “I bassi tassi di interesse che prevarranno ancora a lungo, la presenza di reti di distribuzione fisica obsolete, l’adeguamento delle strutture informatiche, l’aumento della concorrenza da parte di nuovi operatori e delle grandi società tecnologiche continueranno a esercitare forti pressioni sulla redditività bancaria, che l’esperienza recente della pandemia non ha certo ridotto”. Non solo. Secondo Visco “lo sviluppo del Fintech consente tanto alle banche quanto agli intermediari non bancari di rispondere con successo e reciproci benefici alle richieste della clientela. Non mancano ovviamente, al riguardo, i rischi, non solo di sicurezza informatica, che gli intermediari devono affrontare, anche interagendo con la Vigilanza”.

 

Da qui la necessità di trasformare quella che è stata una reazione al Covid - ovvero la digitalizzazione dei servizi - in un’opportunità di crescita. Ma per cogliere questa opportunità “occorrono peraltro competenze e investimenti che non sono alla portata di tutte le banche. La sfida è particolarmente difficile e urgente per quelle (spesso, ma non solo, di piccola dimensione) che già si trovavano in una situazione di debolezza prima dello scoppio della crisi o che hanno da poco avviato percorsi di rilancio a seguito di gravi difficoltà, percorsi resi inevitabilmente più complessi dall’attuale situazione congiunturale. Gli investimenti in tecnologia rivestono un ruolo primario. Grazie a essi è possibile gestire più efficacemente i rischi, ottimizzare i processi di produzione, offrire nuovi servizi” ha sottolineato il Governatore della Banca d’Italia. 

 

Modelli di business. Ma se gli investimenti in tecnologia saranno centrali per l’immediato futuro e non solo, secondo Visco sarà anche importante non cadere nell’errore di perseguire, come sistema bancario, un unico modello di business. Anzi. “Gli obiettivi di rafforzamento del sistema possono essere conseguiti con configurazioni diverse” ha affermato Visco. “Approfondimenti tematici mostrano, ad esempio, che non esiste un unico modello di business in grado di rendere le banche più profittevoli e robuste; ciò che rileva, invece, è che esso sia sostenibile e che l’assetto del governo societario sia adeguato. La Vigilanza non auspica che tutte le banche si uniformino a un modello prevalente; ritiene anzi che la conservazione della “biodiversità” tenda a favorire la resilienza del sistema”.

 

Detto diversamente: non può esserci futuro senza vera concorrenza tra banche. E forse, aggiungiamo noi, oggi questa concorrenza stenta ad emergere. Troppo spesso il sistema persegue un unico modello di business creando uno scenario favorevole solo alle realtà di grandi dimensioni. E sicuramente, se a questa scarsa concorrenza aggiungiamo l’aumento dei costi di compliance dovuti alle norme regolamentari entrate in vigore negli ultimi anni e i forti investimenti che il progresso tecnologico richiederà (soprattutto in termini di sicurezza informatica) è evidente che il rischio di trovarsi in un’arena senza “piccole realtà” è sempre più elevato. Se lo scenario non cambia sarà fondamentale capire quale possa essere la "soglia dimensionale" sotto la quale si è destinati al fallimento (o ad una aggregazione).

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