Risparmio gestito, appelli e moniti della Banca d'Italia

Il Governatore Ignazio Visco chiede all'industria di fondi comuni di continuare a guardare a mercati privati e sostenibilità. Ma avverte...
04/06/2022 | Francesco D'Arco

“L’economia italiana è, con quella tedesca, tra le più colpite dall’aumento del prezzo del gas, per la quota elevata di importazioni dalla Russia e per la rilevanza dell’industria manifatturiera, che ne fa ampio uso. In gennaio ci attendevamo che il prodotto tornasse sul livello precedente lo scoppio della pandemia intorno alla metà di quest’anno e prefiguravamo una solida espansione, superiore in media al 3 per cento, nel biennio 2022-23. La guerra ha radicalmente accentuato l’incertezza su queste prospettive”.

“Una divisione del mondo in blocchi rischierebbe […] di compromettere i meccanismi che hanno stimolato la crescita e ridotto la povertà a livello globale. [...] L’allocazione del risparmio globale sarebbe inevitabilmente meno efficiente, il finanziamento dei debiti, pubblici e privati, dei singoli paesi meno agevole”.

 

Il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha dipinto questo scenario nel corso della consueta Assemblea Generale della Banca d'Italia svoltasi il 31 maggio. Uno scenario che inevitabilmente inciderà sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, sull’economia del Paese e quindi sull’evoluzione del mercato italiano del risparmio gestito.

 

Un’industria che, però, avrà un ruolo sempre più centrale per il l’Italia e per la sua economia. Ad affermarlo lo stesso Governatore Visco: “Un adeguato flusso di risorse private che, affiancandosi a quelle pubbliche, sostenga gli investimenti necessari per uno sviluppo equilibrato e duraturo del Paese dovrà essere fornito dal sistema finanziario. Gli intermediari italiani sono oggi in condizione di destinare capacità e risorse per contribuire ad affrontare con efficacia le sfide poste dalla digitalizzazione e dalla transizione verde”.

 

Il Governatore della Banca d’Italia ha quindi ricordato che ormai da tempo è in corso “un processo di rafforzamento del ruolo degli investitori istituzionali nell’allocazione del risparmio privato. Oltre un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie è oggi investito in strumenti del risparmio gestito; si è largamente ridotta nell’ultimo decennio la distanza dalla media dell’area dell’euro”. Però, anche se una quota significativa del risparmio “è gestita dai fondi comuni destinati all’investimento al dettaglio, per un ammontare complessivo di 1.300 miliardi, che si confronta con 1.400 miliardi di depositi bancari di famiglie e imprese”, rimante ancora bassa, secondo le parole di Visco la parte di risorse amministrate dai fondi “investita in titoli emessi da imprese nazionali: si tratta del 5 per cento, a fronte del 34 e del 14 per cento in Francia e in Germania. Queste differenze riflettono, in buona parte, la struttura del settore produttivo italiano, caratterizzata da un numero relativamente elevato di aziende di dimensioni contenute, che meno ricorrono ai mercati dei capitali per finanziare le proprie attività” spiega il Governatore della Banca d’Italia che elogia comunque il lavoro dei  gestori attivi negli investimenti in settori innovativi e negli interventi di rilancio aziendale che “possono svolgere un ruolo importante nella selezione e nel finanziamento delle imprese a più alto potenziale di crescita. Tra il 2015 e il 2021 è più che triplicato (da 9 a 30 miliardi) il patrimonio gestito da fondi specializzati nell’acquisto di titoli emessi da piccole e medie imprese, tipicamente poco liquidi, e nel finanziamento di società che necessitano di essere ristrutturate. L’aumento è stato favorito da incentivi fiscali e normativi; le risorse gestite rimangono tuttavia contenute rispetto alla media dell’area dell’euro, dove raggiungono il 6 per cento del PIL, tre volte più che in Italia”.

 

Insomma le opportunità di crescita del risparmio, puntando sui cosiddetti mercati privati, sono ancora molte, ma sarà importante perseguirle senza perdere di vista la tutela del cliente finale. “La crescita della finanza non bancaria deve avvenire in condizioni di stabilità” spiega Visco. “I rischi degli investimenti finanziari non possono essere annullati, ma devono essere meglio compresi dai risparmiatori e presidiati con prudenza e attenzione dalle società che li gestiscono. Anche quando di dimensione contenuta, queste ultime devono dotarsi di strutture di governo societario e di competenze adeguate a svolgere le proprie attività nell’interesse della clientela. L’aggiornamento in corso del quadro normativo e degli strumenti di controllo mira a favorire un’evoluzione ordinata e trasparente di questo settore. L’attenzione del Financial Stability Board e delle altre sedi della cooperazione internazionale, stimolata lo scorso anno dalla Presidenza italiana del G20, resta alta”.

 

Un’attenzione delle autorità nazionali e internazionali che riguarda anche il tema sostenibilità. Quando si parla di risparmio ESG Visco ricorda che “la disponibilità di dati confrontabili e affidabili è una condizione essenziale affinché gli intermediari possano misurare e gestire i rischi, le autorità svolgere i loro compiti di indirizzo e controllo, gli investitori effettuare scelte consapevoli”. Per questo, continua il Governatore della Banca d’Italia, “sono ancora necessari interventi per migliorare la tassonomia europea degli investimenti ecosostenibili, i cui criteri di attuazione sono stati individuati lo scorso anno, e approfondimenti su come rendere più omogenee a livello globale le definizioni adottate nelle diverse giurisdizioni”.

 

Insomma sarà fondamentale “evitare fenomeni cosiddetti di greenwashing, indicando chiaramente i soggetti che avranno la responsabilità dei controlli e stabilendo regole di certificazione dei “bilanci di sostenibilità” simili a quelle in vigore per gli ordinari documenti contabili, così come previsto nella proposta di Direttiva sul reporting di sostenibilità (Corporate sustainability reporting directive, CSRD)”. 

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