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22/08/2012

Consulenti (ex-promotori), l'indipendenza non fa rima con qualità

di Massimo Morici

Highlights
  • "Non conta avere centinaia di prodotti da offrire, anzi così si crea solo confusione"
  • "Occorre migliorare la profilatura della tolleranza al rischio del cliente e aggiornare annualmente il profilo Mifid"
La News

Prosegue il pressing della Fecif sui parlamentari europei per far passare la "linea Ferber" a Bruxelles. Da mesi è in corso un braccio di ferro sulla bozza della Mifid 2, in particolare sul nodo dell’indipendenza nella consulenza finanziaria e sulla possibilità per i consulenti che vogliono definirsi tali di percepire incentivi dalle case prodotto. Ma l'approvazione della nuova direttiva, che si propone di legiferare in materia, rischia di allontanarsi a causa degli attriti tra l’intransigenza dei paesi nordici e la flessibilità dei paesi continentali.

Tra questi si segnala in particolare l’attivismo mostrato da Vania Franceschelli (nella foto), responsabile area estero dell’Anasf e membro del comitato esecutivo della Fecif. Nel suo ultimo editoriale di agosto, pubblicato sul sito della Fecif  (la federazione europea dei consulenti (ex-promotori) e consulenti finanziari), la pf italiana spezza una lancia a favore del draft Ferber, dal nome del parlamentare europeo relatore, che prevede la possibilità per i consulenti indipendenti di percepire incentivi da parti terze e che cancella l’aggettivo “indipendente” per qualificare la consulenza finanziaria.

“Tra le varie proposte emendative presentate negli ultimi mesi dalle istituzioni europee, quella più rappresentativa della realtà in cui opero è la tesi sostenuta da Markus Ferber”, scrive Franceschelli aggiungendo di essersi recata più volte nei mesi scorsi al Parlamento europeo per parlare di questo argomento con i rappresentanti italiani ed esporre la posizione di Anasf e del Fecif in merito alla consulenza e alle politiche di remunerazione.

“Il consulente bancario e assicurativo – spiega - in Europa deve svolgere la propria attività con un codice etico rigoroso, a prescindere dalla modalità di prestazione del servizio (indipendente o meno). Naturalmente il lavoro svolto deve essere retribuito in maniera onesta e soprattutto il consulente deve informare il cliente dei costi che sosterrà per la prestazione”.

Sul fronte dell’obbligo per i consulenti di valutare un “numero sufficientemente ampio di prodotti”, come scritto nella prima versione della bozza della Mifid II dello scorso ottobre, Franceschelli aggiunge che “non conta avere centinaia di prodotti da offrire ai propri clienti, anzi si crea solo confusione e si ingenera l’idea di essere dei meri venditori”. Occorre, invece, “avere prodotti di qualità che soddisfano appieno le varie esigenze dei risparmiatori, seguendone il ciclo di vita, dall’infanzia alla vecchiaia, rispettandone il ceto sociale, l’età, la composizione familiare”.

Un punto da migliorare, invece, è la profilatura della tolleranza al rischio del cliente che “richiede da parte degli operatori una cura approfondita che va aldilà della mera compilazione di un questionario”, conclude Franceschelli che propone di aggiornare annualmente il profilo Mifid.

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