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21/07/2020

Private banking, la pandemia catalizzatore di cambiamento

di Paola Sacerdote

Highlights
  • Il sondaggio annuale di Mc Kinsey mette in luce la necessità post-Covid di un’accelerazione nel processo di trasformazione dell’industria
La News

Il private banking europeo era già sotto pressione prima dell’insorgere della pandemia, ma il Covid-19 rappresenta un vero e proprio catalizzatore di cambiamento nelle aspettative di clienti e professionisti del settore. La combinazione di queste tendenze richiederà all’industria di accelerare il processo di trasformazione. E’ quanto emerge dall’indagine annuale Mc Kinsey Private Banking Survey 2020.

Il sondaggio mette in luce infatti che allo scoppio della pandemia le banche private europee si trovavano già in una posizione difficile, con utili in calo per il secondo anno consecutivo. Nonostante mercati in forte crescita nel 2019, i profitti aggregati dell’industria nell’Europa occidentale sono diminuiti rispetto all’anno precedente, passando da 13,5 miliardi a 13,3 miliardi di euro, mentre i margini sono crollati ai minimi degli ultimi 12 anni a 21 punti base sul patrimonio gestito (erano 22 nel 2018, e tornando indietro a 10 anni prima, nel 2008 erano 35). In tale contesto il private banking italiano si pone in controtendenza, riuscendo a mantenere una profittabilità superiore alla media, seppur in lieve contrazione, dai 29 punti base del 2018 ai 28 punti base del 2019.

A livello globale, le banche private hanno mantenuto la loro posizione come il segmento più redditizio nel settore bancario nel 2019. Ma quel successo ha dei limiti: i risultati del 2019 hanno confermato una tendenza decennale della compressione dei margini di profitto e dei ricavi, costi in aumento più rapidamente dei ricavi e aumento del cost/income ratio. Pertanto, nonostante l'ulteriore crescita degli asset under management provenienti dai mercati in ascesa, gli utili sono diminuiti per il secondo anno consecutivo.

Per avere una prima lettura degli effetti della pandemia sul settore, Mc Kinsey ha esteso il sondaggio  includendo le performance del primo trimestre 2020. L'industria ha registrato un buon inizio dell'anno, grazie agli elevati volumi di negoziazione indotti dal Covid-19, ma lil private banking si trova ora ad affrontare tre nuove enormi sfide: pressioni sui ricavi e sui profitti derivanti dalle incertezze legate alla pandemia; un'accelerazione della domanda da parte dei clienti per una maggiore digitalizzazione dei servizi; e lo spostamento verso il lavoro a distanza. La pandemia ha anche riportato prepotentemente al centro dell'attenzione la relazione con i clienti, che in tempi di grande incertezza come quello attuale, sentono la necessità di affidarsi maggiormente ai loro consulenti, che devono essere in grado di rispondere tempestivamente alle loro richieste e necessità.

Una schiacciante quota di partecipanti al sondaggio del 2019 aveva osservato che la loro priorità numero uno era favorire la crescita organica nei mercati esistenti. Prima dell'emergere della pandemia, i loro piani includevano la digitalizzazione del front office, l'aumento della percentuale di servizi di mandato e l'efficacia del front-office, nonché l'ottimizzazione della value proposition e del pricing.

I partecipanti al sondaggio del primo trimestre 2020 hanno indicato che le loro prime tre azioni strategiche nei prossimi tre o sei mesi saranno: la valutazione generale dei loro portafoglio prodotti e investimenti tecnologici; l’attivazione di riduzioni dei costi di emergenza; e lo sviluppo di nuovi prodotti. Si tratta di passi adeguati alla risoluzione delle sfide immediate della crisi pandemica e dovrebbero supportare un ritorno graduale al business. Tuttavia, il cambiamento dei comportamenti dei clienti e dei dipendenti, unito alle pressioni secolari già esistenti nel settore, richiedono una trasformazione di ben più ampio respiro.

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