Etf, cresce l'utilizzo al posto dei futures

La tendenza emerge dall'ultimo studio di Greenwich Associates commissionato da BlackRock su 123 tra fondi pensione, asset manager e compagnie assicurative europee
01/02/2016 | Massimo Morici

Nel 2016 la domanda di exchange-traded fund (Etf) tra gli investitori istituzionali in Europa continentale è destinato a crescere di circa un quinto. Il dato emerge dall’ultimo studio di Greenwich Associates, commissionato da BlackRock e condotto su 123 investitori istituzionali europei (58 fondi pensione, 46 asset manager e 19 compagnie assicurative) con l’obiettivo di evidenziare il loro uso e percezione di questi strumenti. 

In base alle evidenze emerse, nei prossimi 12 mesi si prospetta un incremento del tasso di utilizzo e dell’ammontare complessivo investito in Etf. Circa un quarto delle istituzioni in Europa Continentale e il 20% dei fondi pensioni del Regno Unito investono già oggi in Etf, mentre il 17% degli investitori che attualmente non usano replicanti prevedono di iniziare ad investire con questi strumenti durante il prossimo anno. Nello stesso periodo, oltre un terzo degli investitori in Europa continentale prevedono di aumentare i loro investimenti in Etf.

Tra gli investitori istituzionali attualmente l’allocazione in Etf rappresenta quasi un decimo (9,3%) del loro portafoglio, in aumento rispetto al 7,2% nel 2014. Più diffusi i replicanti tra gli asset manager: li usano circa quasi tre quarti del campione (72%) con una maggiore allocazione sul totale dei loro asset in gestione (10%), e sono più comunemente utilizzati dagli investitoti istituzionali europei per accedere ai mercati azionari, tanto che il 94% ha integrato gli Etf nei loro portafogli azionari. Oltre all’azionario, sei investitori su dieci utilizzano gli Etf per prendere un’esposizione ai mercati a reddito fisso e quattro su dieci per investire in altre asset class, tra cui materie prime e immobiliare.

Gli Etf, infine, sono sempre più utilizzati come sostituti efficienti dal punto di vista dei costi ai prodotti derivati: il 17% degli istituzionali li preferisce per ragioni di semplicità operativa o per la maggiore economicità tanto che nel corso dell'anno il 41% prevede di utilizzarli per sostituire una posizione futures su titoli azionari esistente, uno su cinque al posto dei futures a reddito fisso e uno su dieci per sostituire futures sulle materie prime.

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