ETF ESG, le ragioni di un successo

Manuela Sperandeo, head of sustainable indexing EMEA EII di BlackRock, spiega il ruolo sempre più centrale della sostenibilità nell’ambito degli investimenti indicizzati
30/04/2021 | Paola Sacerdote

Nell’ambito degli investimenti sostenibili gli ETF si stanno ritagliando un ruolo da protagonista. Insieme a Manuela Sperandeo, head of sustainable indexing EMEA EII di BlackRock, abbiamo approfondito le ragioni del successo e le prospettive future di questi strumenti.

 

Qual è il bilancio del 2020 per gli ETF ESG e quali possono essere i driver di crescita per il 2021?

Il 2020 ha segnato una svolta storica per la raccolta di questi strumenti, la cui crescita è stata favorita da tre driver principali. In primo luogo, e in maniera totalmente inaspettata, l’avvento della pandemia ha rappresentato un catalizzatore nel portare la sostenibilità al centro della conversazione. Quando è iniziata la fase di volatilità nel mese di marzo, ci si aspettava che la sostenibilità sarebbe stata in qualche modo messa da parte, dato che gli investitori erano impegnati a monitorare e proteggere i portafogli. Invece, e contrariamente alle previsioni, mentre  nella fase più acuta della crisi abbiamo assistito a deflussi molto ingenti dagli ETF più negoziati, utilizzati come strumenti finanziari tattici, la crescita degli ETF sostenibili nello stesso periodo è rimasta molto stabile.

Il secondo fattore determinante del 2020 è stata la preparazione all’entrata in vigore della normativa Sfdr, che ha visto il coinvolgimento di tutti gli asset manager in Europa. Si è sempre sostenuto che la regolamentazione sarebbe stato uno dei catalizzatori principali per quanto riguarda la sostenibilità, e con la Sfdr ne abbiamo avuto una conferma. Oggi tutti gli attori del mercato, dai gestori ai distributori, danno un’adeguata considerazione alla sostenibilità integrandola nel processo d’investimento, e va evidenziato anche l’impegno da parte degli index e dei data provider, nell’investire in copertura ESG per quanto riguarda per esempio segmenti che prima non venivano considerati, come il reddito fisso, ma anche alcuni temi specifici.

Il terzo fattore è da ricondurre al tema della performance, ovvero al momento in cui la sostenibilità è passata da una considerazione di preferenza su valori a una considerazione di investimento. Ripercorrendo i momenti di maggiore volatilità sul mercato, abbiamo osservato come l’integrazione di sostenibilità abbia portato resilienza ai portafogli, e questo perché le società che hanno degli elevati standing ESG tendenzialmente sono solide anche dal punto di vista dei bilanci e del fatturato, con buone prospettive di crescita. In sintesi, come terzo driver possiamo citare la sostenibilità intesa come generatore di rendimento in rapporto al rischio.

 

Lei ha accennato alla Sfdr. Ha rappresentato una sfida importante per gli asset manager, come l’avete affrontata?

Adeguarsi al nuovo regolamento ha comportato un grande investimento per tutti gli attori dell’industria, anche in termini di personale: per dare un’indicazione, in BlackRock almeno 40 persone sono state coinvolte direttamente nel progetto. Va detto che avendo portato la sostenibilità al centro dei processi di investimento e di sviluppo dei prodotti già da diversi anni, noi avevamo il vantaggio che dal punto di vista dell’offerta e dei dati, ci siamo fatti trovare pronti per questo tipo di aggiustamento, ma è stato comunque un lavoro impegnativo. Ora siamo proiettati sulla prossima scadenza, ovvero gennaio 2022, quando entreranno in vigore i Regulatory Technical Standards (RTS), con la rendicontazione sui principali effetti avversi sulla sostenibilità connessi alle decisioni di investimento, e si tratta di un ambito dove il lavoro sui dati sarà cruciale.

 

Parlando di utilizzo da parte della clientela, l’ETF continua ad essere uno strumento utilizzato prevalentemente dagli investitori istituzionali o la sua popolarità sta crescendo anche presso la clientela retail?

In linea anche con la trasformazione dei modelli di distribuzione, gli ETF iniziano a ricoprire un ruolo più importante anche nei portafogli della clientela retail. Da questo punto di vista mi aspetto che soprattutto il tema della sostenibilità diventerà un fattore di richiesta, per strumenti che effettivamente finora non sono mai stati molto utilizzati da questa tipologia di clientela.  Ritengo che i fattori tradizionali che hanno finora favorito l’adozione degli strumenti indicizzati siano molto richiesti dagli investitori istituzionali, ovvero la trasparenza, l’efficienza dei costi, la liquidità, combinati alla lente della sostenibilità, apriranno un canale importante anche verso gli investitori retail, creando un circolo virtuoso che darà un’ulteriore spinta alla crescita della domanda per gli ETF sostenibili.

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