I fondi monetari USA azzerano le commissioni

L’industria, che vale 5.000 miliardi di dollari, deve affrontare le pressioni del crollo dei tassi d’interesse ed evitare che i rendimenti per gli investitori vadano in negativo
26/08/2020 | Paola Sacerdote

Con tassi sempre più bassi a causa delle politiche ultra-accomodanti delle banche centrali i ritorni generati dai fondi monetari rischiano di andare sotto lo zero. Per correre ai ripari e sostenere i rendimenti degli investitori molte società di gestione hanno quindi deciso di rinunciare alle commissioni su questa tipologia di prodotti, come riporta un articolo del Wall Street Journal, ripreso da MF-Milano Finanza.

 

Tra i grandi nomi il WSJ cita in primis il gigante del money management, BlackRock, che secondo fonti informate “sta rinunciando ad applicare i costi tipicamente sostenuti dai suoi clienti per alcuni fondi di mercato monetario, in modo da sostenere i rendimenti degli investitori”. Ma anche altri importanti asset manager come Fidelity Investments, Federated Hermes e Jp Morgan Asset Management stanno rinunciando ad una quota di commissioni per evitare rendimenti negativi.

 

“Queste iniziative” prosegue il quotidiano finanziario, “sono l'ultimo segnale di come questo segmento del mercato finanziario, che vale circa 5.000 miliardi di dollari, si stia preparando a sopportare le nuove pressioni derivanti dal crollo dei tassi d'interesse Usa”. Le rinunce alle commissioni avranno infatti un impatto inevitabile sui ricavi delle società di gestione che ne devono sostenere i costi, e poiché ad essere più penalizzati potrebbero essere gli operatori più piccoli questo potrebbe favorire una ulteriore concentrazione in un settore nel quale a dominare sono già i più grandi. Come evidenzia il WSJ infatti, negli Stati Uniti i 25 principali gestori monetari controllano oltre il 90% delle attività totali.

 

Il tema è che i fondi monetari non vengono utilizzati solo dagli investitori, sia privati che istituzionali, per parcheggiare la liquidità ottenendone una seppur piccola remunerazione. Vengono utilizzati anche dalle società di gestione, che con quel denaro “acquistano debito ad alto rating, trasferendo una parte dei rendimenti agli investitori. Con la crescita di questo settore, i fondi monetari sono diventati una fonte critica di finanziamento a breve termine per il governo degli Stati Uniti, le aziende e le municipalità del paese”.

 

Oggi, si legge ancora nell’articolo, "il reddito offerto da questi fondi sta svanendo con il crollo dei tassi. La Federal Reserve ha ridotto il suo tasso di riferimento a breve termine tra lo zero e lo 0,25% per rasserenare i mercati a marzo e si è impegnata a mantenere i tassi vicino allo zero per il prossimo futuro. I rendimenti del Treasury a tre mesi sono scesi allo 0,0928% al 21 agosto, dall'1,546% della fine dello scorso anno. Dal momento che i fondi monetari Usa sono costretti a investire nuova liquidità in titoli a rendimento più basso, i loro rendimenti vanno a picco”.

 

Secondo la società di ricerca Crane Data, i rendimenti netti a sette giorni per un fondo monetario medio sono scesi allo 0,05% annuo a luglio dall'1,31% di fine 2019. Un crollo ancora più significativo se paragonato al rendimento massimo realizzato nell’aprile dell'anno scorso pari al 2,11%. Sempre Crane Data stima che oggi circa i due terzi dei fondi monetari statunitensi stiano rinunciando ad applicare costi per gli investitori per evitare che i rendimenti scendano sotto lo zero. “I fondi che si sono concentrati sui titoli di Stato con il rendimento più basso e quelli con commissioni di distribuzione elevate sono stati i primi a decidere la rinuncia alle commissioni, sostengono i gestori professionisti” conclude l’articolo del WSJ.

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