Fondi ancora troppo cari per i clienti retail

Il report statistico annuale di Esma evidenzia che gli investitori al dettaglio pagano il 40% in più rispetto agli istituzionali per investire nei prodotti finanziari
15/04/2021 | Paola Sacerdote

I piccoli investitori continuano a subire perdite a causa degli elevati costi dei prodotti d’investimento. E’ quanto rileva Esma, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, nel suo terzo report statistico annuale che analizza costi e rendimenti degli strumenti finanziari dell’Unione europea destinati alla clientela retail. Nel rapporto, l'Authority rileva infatti che i costi di investimento in prodotti finanziari chiave, come i fondi Ucits, i fondi alternativi destinati agli investitori retail e gli strumenti finanziari strutturati (SRP), rimangono elevati ed erodono il risultato dell'investimento per gli investitori finali.

 

Entrando nel dettaglio dei principali risultati evidenziati nel rapporto di Esma, emerge innanzitutto che negli ultimi anni i costi dei fondi comuni si sono ridotti solo marginalmente: in media per gli investimenti a un anno tra tutte le classi di attivi nel 2019 si attestavano all’1,4% rispetto all'1,5% nel 2018.

I rendimenti invece si sono rivelati volatili. La performance lorda media dei fondi Ucits dipende dagli sviluppi del mercato e varia notevolmente nel tempo. Sull’arco temporale a un anno, è stata pari al 7,7% nel 2019, mentre nel 2018 non è andata oltre il +0,2%. L'impatto della pandemia sul mercato non rientra nel periodo di riferimento.

 

I clienti al dettaglio pagano in media circa il 40% in più rispetto agli investitori istituzionali in tutte le asset class. Un investimento di 10.000 euro, con un portafoglio composto da azioni, obbligazioni e fondi misti, su un orizzonte temporale decennale ha portato a un valore lordo di circa 21.800 euro, a cui però vanno dedotti 3.200 euro di costi medi sostenuti dagli investitori, per cui il valore netto complessivo scende a 18.600 euro.

Per quanto riguarda i rischi, esposizioni al rischio più elevate hanno comportato costi maggiori indipendentemente dalla tipologia di asset class.

 

Confrontando i fondi attivi e i fondi passivi, l’analisi sulla struttura dei costi ha mostrato che i costi dei fondi Ucits attivi azionari e obbligazionari sono stati più elevati rispetto ai fondi passivi e agli Etf, il che in media ha comportato sostanzialmente una sottoperformance netta dei primi rispetto ai secondi. Tuttavia, se si considerano i fondi attivi che si posizionano nel 25% dei top-performer a un anno, questi hanno costantemente sovraperformato i corrispondenti top-peformer tra gli strumenti passivi. Poichè i raggruppamenti cambiano nel tempo, risulta però complicato per gli investitori identificare costantemente i fondi che hanno sovraperformato.

 

I fondi comuni azionari ESG hanno registrato performance migliori rispetto ai fondi azionari tradizionali, a causa di fattori settoriali. Secondo l’analisi, i fondi ESG a gestione attiva hanno evidenziato costi inferiori rispetto a quelli non ESG, e questo smentisce la teoria che vi sia un greenwashing sistematico da parte dei fondi ESG.

 

I fondi alternativi al dettaglio, alla stregua dei fondi aperti, hanno mostrato un'elevata volatilità dei rendimenti. Pur essendo negativi nel 2018, i rendimenti annualizzati lordi nel 2019 sono stati del 12% per i fondi di fondi (FoF) e del 9% per la categoria residua "Altri" che include investimenti focalizzati principalmente su azioni e obbligazioni. I rendimenti netti confermano quanto osservato per i rendimenti lordi, pari all'11% per i FoF e al 7% per gli “altri”.

 

Per quanto riguarda i prodotti strutturati (SRP), l'analisi dei costi e degli scenari di performance ha mostrato che i costi totali sono stati in gran parte da attribuire alle commissioni di ingresso, e hanno mostrato variazioni sostanzialmente in base al paese e al tipo di payoff. Inoltre, si è riscontrata poca differenza nei rendimenti simulati tra scenari di performance moderati e favorevoli.

Infine una nota sulla trasparenza: in questo ambito la comparabilità tra gli Stati membri è limitata. Persistono problemi di eterogeneità e disponibilità dei dati, nonché mancanza di armonizzazione nella regolamentazione nazionale.

 

Esma sottolinea che il report mira a facilitare una maggiore partecipazione degli investitori retail ai mercati dei capitali, fornendo informazioni coerenti a livello di europeo sui costi e sulle prestazioni dei prodotti di investimento al dettaglio. Dimostra inoltre l'importanza della comunicazione dei costi agli investitori, come richiesto dalle norme MiFID II, Ucists e PRIIP, e la necessità per asset manager e case di gestione di agire nel migliore interesse degli investitori, come stabilito nella Direttive sui fondi Ucits e sui fondi alternativi.

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