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Il virtual real estate nel metaverso sbarca in Italia

3/9/2022 | Redazione Private

Century 21 annuncia il primo progetto pilota di consulenza per il settore immobiliare


Century 21 Italia, branch italiana del brand americano di real estate, annuncia il primo progetto pilota made in Italy di consulenza per il settore immobiliare nel Metaverso.

“Per assolvere alle esigenze di investitori che richiedono supporto nelle analisi, nelle decisioni e nella successiva valorizzazione di simili spazi digitali abbiamo avviato in fase di sperimentazione un servizio specifico - annuncia il co-fondatore del ramo italiano, Marco Tilesi - la nostra proposta comprende la selezione, l’apertura e la gestione dell’account, l’acquisto e la vendita di immobili virtuali, lo sviluppo del lotto, la messa a reddito e la gestione delle proprietà. Inoltre, siccome queste operazioni avvengono attraverso criptovalute, prevediamo di dover valutare in futuro l’esigenza di clienti che necessiteranno anche di servizi per l’apertura e la gestione dei relativi wallet”.

Il virtual real estate è già realtà e per il 2022 arriverà a 1 miliardo di dollari Il metaverso sembra destinato a ridefinire completamente lo standard dell’esperienza nell’educazione, nello shopping, nella pubblicità e in generale nell’uso del computer e nell’interazione tra persone con conseguenze che abbracciano dall’intrattenimento all’assistenza sanitaria. Secondo Bloomberg Intelligence, entro il 2024 il valore dei cosiddetti “3D virtual social worlds” raggiungerà un valore di 800 miliardi di dollari e già oggi tutte le più grandi aziende del mondo sono pronte a mettere piede in questo nuovo universo senza distinzione di settore.

“Quello immobiliare - racconta Tilesi - sembra essere particolarmente permeabile a questa rivoluzione e il virtual real estate è già realtà”. E ancora una volta i numeri lo testimoniano: DappRadar, sito che tiene traccia delle vendite di terreni virtuali e NFT, ha registrato un volume di scambi di 500 milioni di dollari per il 2021, di questi 330 milioni negli ultimi tre mesi dell’anno e 1/3 solo nell’ultima settimana di novembre. Da quando poi Facebook ha annunciato il suo interesse per il metaverso le valutazioni sono esplose in un solo mese da una media di 2.600 dollari a particella a oltre 11.000 dollari. “La nostra stima - prosegue l’esperto - è che per il 2022 questi scambi arriveranno a toccare 1 miliardo di dollari”.

Tutti pazzi per i lotti virtuali, ma come si calcola il valore? Molte le società che hanno già deciso di mettere un piede nell’immobiliare virtuale. Tokens.com, ad esempio, a ottobre ha investito 1,7 milioni di dollari in terreni digitali, mentre Republic Realm, costruttore virtuale, ha di recente pagato ben 4,3 milioni di dollari per 2.500 lotti di terreno digitale in 19 mondi su una delle principali piattaforme di settore. Ma come si stima il valore di un terreno in questo mondo virtuale? “Il valore dei terreni è dato dall’importanza percepita della piattaforma in cui si trovano, ma anche dalla loro centralità o rilevanza all’interno della mappa - dicono da Century21 Italia - i meccanismi sono simili a quelli del real estate tradizionale: posizione, prospettive di crescita e potenzialità di collegamento, non c’è grossa differenza fra reale e virtuale da questo punto di vista”.

The Sandbox e Decentraland: le piattaforme per il settore immobiliare “Attualmente le piattaforme principali del metaverso che consentono una prospettiva 'immobiliare' sono The Sandbox e Decentraland, con la prima che cuba tre volte il giro di affari della seconda” spiega ancora Tilesi. Per avere un ordine di grandezza: Sandbox dichiara circa 500mila utenti attivi al mese, Decentraland 300mila. Nel novembre del 2021 un lotto di terra virtuale è stato venduto alla cifra record di 2,4 milioni di dollari su Decentraland e solo una settimana dopo un altro pezzo di terra digitale è stato venduto per 3,4 milioni di dollari su The Sandbox.

Secondo Tilesi, che si appresta a lanciare il primo servizio di consulenza italiano sul virtual real estate nel Metaverso “nel futuro non avremo una piattaforma dominante, ma ogni piattaforma tenderà a sviluppare una propria nicchia, un po’ come è successo a Facebook, Linkedin e Instagram che consentono finalità diverse agli stessi utenti”.

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