PIR, raccolta frenata da un approccio conservativo

Luigi de Bellis (Equita): “Nella seconda parte dell’anno le reti torneranno ad intensificare nuovamente gli sforzi commerciali sul prodotto"
15/09/2020 | Daniele Riosa

I fondi PIR tradizionali (3.0) sono tornati ad una raccolta netta leggermente positiva nel secondo quadrimestre 2020 ( +58.7 milioni) contro i deflussi del primo quadrimestre e dell’ultimo del 2019, portando il saldo da inizio anno a circa meno 200 milioni.

Tuttavia, come spiega Luigi de Bellis, co-responsabile ufficio studi di Equita “la raccolta netta resta ancora poco brillante, a nostro avviso a causa di un approccio molto conservativo nelle scelte d’investimento da parte della clientela retail per l’incertezza causata dal Covid-19. Per capire l’andamento dei prodotti bisognerà aspettare i mesi autunnali”.

L’esperto si aspetta che “nella seconda parte dell’anno le reti torneranno ad intensificare nuovamente gli sforzi commerciali sul prodotto, dato che il nuovo impianto dei PIR (3.0), in vigore da gennaio 2020, è valido per il rilancio dei prodotti. Ci aspettiamo quindi un ritorno a una raccolta netta positiva per i PIR tradizionali, seppur limitata dato il contesto di mercato ancora molto incerto. Sui nuovi PIR alternativi, il decreto Agosto (in attesa di conversione in legge) li ha potenziati, portando la soglia di investimento annuale detassata da 150mila euro l’anno a 300mila”.

I nuovi PIR alternativi sono in fase di lancio e de Bellis si aspetta “flussi significativi dal 2021 in avanti. Secondo la relazione tecnica che accompagna il decreto agosto, per i PIR alternativi vengono stimati 5.65 miliardi di raccolta nel 2021, 6.7 miliardi nel 2022 e 7.8 miliardi nel 2023, raggiungendo masse gestite per circa 25 miliardi nel 2023. Per il 2020 le attese del governo parlano di 60mila piani per un importo medio di 75mila euro e per un totale di 4.5 miliardi. Giudichiamo molto positivamente l’iniziativa del governo di potenziare i PIR alternativi. Il decreto agosto (in attesa di conversione in legge) ha infatti rafforzato l’appeal dello strumento, portando la soglia di investimento annuale detassata da 150 mila a 300 mila euro all’anno".

Data l'entità della raccolta prevista per i nuovi PIR Alternativi PIR, l’economista “ritiene sia fondamentale che il governo continui a promuovere l'accesso al mercato dei capitali per le aziende e in particolare per le PMI. Segnaliamo che a fine anno scadranno le agevolazioni sui costi di quotazione per le PMI (che prevedono un credito d’imposta pari al 50% dei costi di IPO, fino a 500mila euro). Riteniamo che l'estensione di questa iniziativa per i prossimi anni (e l'introduzione di iniziative analoghe) possa favorire un migliore incontro tra offerta (nuovo equity) e domanda (raccolta dai nuovi PIR alternativi). Dopo aver effettuato un intervento importante sugli investitori, il governo dovrebbe continuare a favorire le imprese che costituiscono il target dei PIR alternativi e tradizionali”.

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