Criptovalute, l’asset class del prossimo decennio

Il 2021 è stato l’anno del vero e proprio boom delle monete virtuali. Tanto che le masse gestite dai fondi delle cripto sono passati dai 24 miliardi di dollari ai 63 miliardi di oggi. Cresce anche la fiducia degli investitori
03/01/2022 | Daniele Riosa

Le criptovalute sono ormai diventate un' asset class a tutti gli effetti e cresce anche la fiducia degli investitori nei loro confronti. Per esempio, dal sondaggio effettuato da Coinbase, piattaforma mondiale che fornisce accesso alla cripto-economia, emerge che, quella italiana, è la popolazione tra le più ottimiste sull’impatto delle criptovalute: ben il 72% degli italiani che le possiedono o le hanno possedute, ritiene che queste avranno un impatto positivo sulla società.

Come ricordano gli analisti di Solarisbank, la principale piattaforma tecnologica BaaS (Banking-as-a-Service) in Europa, “le crypto e la Blockchain sono entrate nella quotidianità e si applicano a tutti i mercati. Le banche e i servizi finanziari in generale, accelereranno nel diventare un sottoinsieme di un ecosistema più grande che gira sulla blockchain, e questo porterà un enorme cambiamento sia per i clienti che per le banche. Dal punto di vista del cliente, la blockchain è immutabile, democratica ed a prova di censura. Ci sarà dunque, per tutti, un accesso più equo ai servizi finanziari. E dal punto di vista delle banche, man mano che la blockchain si espande ulteriormente nell'arte, nella musica, nei giochi e in altre industrie, ci sarà un crescente bisogno di istituzioni fidate che agiscano come custodi. Intervenendo per adempiere a questo ruolo, le banche possono espandersi oltre i servizi finanziari e raggiungere nuovi mercati”.

Tornando ai numeri del 2021, abbiamo assistito ad un vero boom delle cripto, trascinate dall’andamento del Bitcoin, l’antesignano delle monete virtuali. Tanto che, come riporta Bloomberg Intelligence, “il numero di fondi di investimento in valute digitali è passato dai 35 di fine 2020 agli 80 attuali, più che raddoppiando il valore su base annua. Stesso discorso vale per le masse gestite che dai a 24 miliardi di dollari a gennaio, hanno raggiunto la soglia dei 63 miliardi”.

Guardando al futuro, Massimo Siano head of Southern Europe di 21Shares, si dice sicuro che “le criptovalute saranno l’asset class del prossimo decennio. Tanto che “il Bitcoin nel corso di una decade è passata dall’essere considerata un asset puramente speculativo a un vero e proprio bene rifugio, come il dollaro o l’oro, preparandosi addirittura a sostituire questi ultimi nel corso del prossimo secolo”.

“A sostegno di questa tesi - rileva il manager della società di Zurigo - i dati di mercato dimostrano come gli investitori stiano passando da una strategia di trading molto rapido a una strategia ‘buy-and-hold’ di lungo, o addirittura lunghissimo, periodo. I motivi che hanno portato a questa rapida istituzionalizzazione sono abbastanza evidenti e si ricollegano ai maggiori punti di forza del Bitcoin. Innanzitutto, come tutte le criptovalute, è una risorsa decentralizzata (non esiste un istituto di credito centrale che controlla l’offerta di Bitcoin) e la quantità sul mercato è limitata”.

In secondo luogo, “gode di un track record assolutamente positivo, in quanto, negli ultimi 10 anni, solo 2 hanno fatto registrare performance negative, mentre gli altri 8 non solo si sono chiusi con il segno ‘più’, ma hanno visto una crescita talmente elevata da rendere il Bitcoin l’asset class più performante in assoluto. Inoltre, gli andamenti attuali ci rendono convinti che questi risultati si ripeteranno anche nel 2021 e nel 2022. Tuttavia, molti investitori sono ancora spaventati dal Bitcoin e preferiscono starne alla larga, a causa principalmente della sua elevata volatilità”.

“Su questo punto – sottolinea il gestore di 21Shares - non si può dire che siano in torto, infatti il settore delle criptovalute presenta una volatilità molto alta, che lo rende inadatto a chi è poco propenso al rischio. Prima di escludere a priori questa opportunità, però, è bene considerare lo scenario attuale, caratterizzato dall’inflazione in crescita e dalla debolezza del dollaro e del sistema delle banche centrali in generale, che, mantenendo i tassi reali negativi, negli ultimi anni hanno impedito agli investitori di ottenere rendimenti elevati non solo dal dollaro, ma da tutte le principali valute nel mondo, siano queste euro, sterlina, yen o franco svizzero”.

Sulla stessa linea di Siano si trova Orlando Merone, country manager per l'Italia di Bitpanda, che nel suo outlook realizzato in esclusiva per Advisor, sottolinea come “il mondo della blockchain e delle criptovalute sta diventando sempre più mainstream, attirando maggiore interesse non solo da parte degli esperti del settore e dei trader professionisti, ma anche dalle persone comuni che all’apparenza possono sembrare meno avvezze. Quella di Bitcoin non può più essere considerata una semplice bolla, come forse poteva apparire nel 2017. Basti pensare che la sua capitalizzazione è attualmente superiore a quella di Coca-Cola e Intel, per fare degli esempi. Non a caso, oggi è comunemente considerato come ‘oro digitale’”.

“Il sentiment del mercato e la percezione generale – rileva l’esperto di Bitanda - stanno cambiando e, di conseguenza, anche diversi player istituzionali hanno annunciato il loro ingresso nel mondo delle criptovalute, iniziando a investire, ad accettare pagamenti o in alcuni casi ad emettere le proprie valute virtuali. Al tempo stesso, molteplici applicazioni della Blockchain stanno emergendo in vari settori. Non c’è dubbio, quindi, che si tratti di una tecnologia destinata a rimanere”.

“Proprio per questo motivo - conclude Merone - è necessario incentivare l’adozione di regolamentazioni e leggi, permettendo così al settore di raggiungere la maturità che merita”.

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