Fondi pensione: ecco quanto hanno reso nel 2017

L'andamento favorevole dei corsi azionari ha sostenuto nel 2017 i rendimenti. Costi: in media è del 2,2% per i PIP, mentre nei fondi aperti scende a 1,3%
08/06/2018 | Massimo Morici

L'andamento favorevole dei corsi azionari ha sostenuto nel 2017 i rendimenti dei fondi pensione italiani, al netto dei costi e della fiscalità, con performance in media positive per tutte le tipologie di forma pensionistica e di comparto. In particolare, stando ai dati contenuti nel rapporto della Covip, i fondi pensione negoziali e i fondi aperti hanno reso in media rispettivamente il 2,6% e il 3,3%. Per i PIP “nuovi” di ramo III, il rendimento medio è stato del 2,2% e per le gestioni separate di ramo I l’1,9%. Nello stesso periodo il TFR si è rivalutato, al netto delle tasse, dell’1,7%. Anche nel 2017 i comparti azionari hanno realizzato guadagni superiori, pari al 5,9% nei fondi negoziali, al 7,2% nei fondi aperti e al 3,2% nei PIP di ramo III.

"Nel periodo dal 2008 al 2017, comprensivo di fasi di accentuata turbolenza dei mercati finanziari, il rendimento netto medio annuo composto dei fondi pensione negoziali è stato del 3,3%, quello dei fondi aperti del 3%, dei PIP del 2,8% per le gestioni di ramo I e del 2,2% per quelle di ramo III, sempre superiore rispetto alla rivalutazione del TFR, che è stata pari al 2,1%" spiega nel rapporto la Covip. A livello di costi, i PIP sono i prodotti più onerosi: su un orizzonte temporale di dieci anni, l’Indicatore sintetico dei costi (ISC) è in media del 2,2% (1,9% per le gestioni separate di ramo I e 2,3% per le gestioni di ramo III), mentre si conferma la minore onerosità dei fondi pensione negoziali (0,4%) e fondi pensione aperti (1,3%).

L’allocazione degli investimenti effettuati dai fondi pensione (escluse, quindi, le riserve matematiche presso imprese di assicurazione e i fondi interni) mostra, rispetto agli scorsi anni, una tendenza alla maggiore diversificazione tra tipologie di titoli: la quota degli investimenti in titoli di Stato a fine 2017 è pari al 41,5% e diminuisce di cinque punti percentuali rispetto all’anno precedente. Per circa due terzi la diminuzione è imputabile ai titoli di stato italiani, la cui quota a fine 2017 è pari al 22,7%. Sono invece aumentate le quote degli investimenti in altri titoli di debito (pari al 16,6%), dei titoli di capitale (pari al 17,7%) e degli OICR (pari al 14,4%). Anche i depositi sono in aumento, avendo raggiunto il 7,2% del patrimonio da investire. Gli investimenti immobiliari, in forma diretta e indiretta, presenti quasi esclusivamente nei fondi preesistenti, rappresentano ancora il 2,9% del patrimonio. Gli investimenti in titoli di emittenti privati italiani ammontano, infine, a 4,1 miliardi di euro e risultano in crescita rispetto ai 3,4 miliardi di euro di fine 2016.

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