Cambiamenti climatici, i pilastri dell'investimento SRI

Ophélie Mortier, coordinatrice degli investimenti responsabili di Petercam IAM, spiega come la lotta ai mutamenti del clima possa contribuire ad attirare l'attenzione degli operatori e il genere di approccio da tenere
16/12/2015 | Redazione Advisor

Nel mondo della finanza, la lotta al cambiamento climatico potrebbe contribuire ad attirare ulteriormente l’attenzione di tutti gli operatori (asset manager, distributori e consulenti, investitori) sull’importanza di un approccio SRI, professionale e analitico. Ciò che, però, non deve avvenire è che un’enfasi eccessiva sul climate change faccia perdere di vista l’importanza di un approccio all’SRI basato su più pilastri. E' l'incipit dell'analisi di Ophélie Mortier, coordinatrice degli investimenti responsabili di Petercam IAM

 

Ci sono molti criteri importanti da analizzare che poco o nulla hanno a che fare con l’ambiente e che anche le cronache recenti hanno dimostrato di poter avere un impatto sulla sostenibilità dei rendimenti davvero molto forte. Il rischio reputazionale è intrinsicamente legato agli investimenti responsabili. Qualunque sia la tipologia delle accuse a cui una società potrebbe essere esposta – siano esse di natura ambientale, sociale o di governance – il primo rischio è quello reputazionale. Prestando sempre attenzione alla preparazione, all’impegno e alla qualità delle società di fronte alle sfide legate ai criteri ESG, gli investimenti sostenibili e responsabili sono attenti a qualsiasi problema che possa avere un impatto su un’azienda sia da un punto di vista finanziario, sia reputazionale.

 

In qualità di società di gestione del risparmio da tempo fortemente impegnata negli investimenti SRI, Petercam ritiene molto importante che le imprese siano, in primo luogo, pienamente trasparenti e proattive nella comunicazione. Se alcune accuse, infatti, sono il risultato di atti volontari come quanto accaduto a VolksWagen con la frode intenzionale; altre potrebbero anche essere involontarie e dovute invece a disinformazione, in particolare a causa della complessità della filiera di distribuzione nell’attuale mondo interattivo. Le aziende potrebbero commettere degli errori ma dovrebbero saperli riconoscere in maniera totalmente trasparente, dando informazioni dirette su quali misure sono state prese, innanzitutto, per rimediare alla situazione (ad esempio, interrompendo la fuoriuscita di petrolio) e in secondo luogo per evitarla (ad esempio, aumentando la sicurezza dei prodotti, incrementando i corsi di formazione per i dipendenti, rafforzando l’implementazione, ecc.).

 

L’adozione di buone norme per operare puntualmente nel rispetto dei criteri ESG non costituisce semplicemente un valore aggiunto in termini di maggiore efficienza, costi di finanziamento più bassi e operazioni più sicure. Consente all’azienda di proteggersi anche dal rischio reputazionale, che potrebbe essere altamente dannoso per un lungo periodo di tempo, in quanto la reputazione e la fiducia richiedono molto tempo affinché vengano ripristinate, in particolare nei settori vicini ai consumatori finali, che dispongono di alternative molto più sostenibili.

 

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