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Mirabaud AM: crescita globale prossima al 4%

4/18/2018

I dazi non spaventano la filiera del commercio a livello globale, tra Stati Uniti e Cina che fanno la voce grossa ci sono degli interscambi intermedi che disinnescheranno un eventuale impatto di questi provvedimenti


La crescita globale non si lascia intimorire dai toni di Stati Uniti e Cina in fatto di politica commerciale. Il target rimane quello prossimo al 4%.

 

Secondo l'analisi di Gero Jung, chief economist di Mirabaud AM, l’impatto diretto dei dazi stabiliti dall’amministrazione USA e dal governo cinese è solo di second’ordine. Dopo la decisione iniziale degli Stati Uniti di applicare dazi sull’acciaio e sull’alluminio, è improbabile che la proposta della Cina di applicare tariffe ritorsive del 25% su un totale di 50 miliardi di dollari di importazioni dagli Stati Uniti (inclusi prodotti come la soia, le automobili e gli aerei) abbia un grande impatto sull’attività economica cinese.

Lo stesso vale per la proposta degli Stati Uniti di una tariffa aggiuntiva del 25% sulle importazioni cinesi come robot e macchinari. L’impatto indiretto dei dazi – i processi di produzione e distribuzione sono connessi a livello globale – è importante, ma è anche improbabile che possa influenzare negativamente la produzione globale.

 

Se guardiamo ai dati l' OCSE riporta che il 40% delle esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti provengono da altri Paesi sotto forma di prodotti intermedi. In questo caso, dipenderà dal modo in cui gli altri Paesi, sotto forma di prodotti intermedi, saranno colpiti e da come saranno influenzati i settori specifici dipendenti dall’export.

 

Jung conclude il punto divista di Mirabaud AM: continuare a investire in asset globali rischiosi, anche se con una posizione vicina al benchmark. L’attività globale resta solida, sebbene sia improbabile un’accelerazione significativa. Un grande rischio è costituito dal fatto che la Federal Reserve continuerà lungo il suo percorso di normalizzazione, e la previsione è di quattro aumenti dei tassi d’interesse quest’anno rispetto ai tre anticipati dai mercati. Un approccio più cauto rispetto alle obbligazioni corporate (investment grade) statunitensi, dal momento che riteniamo che i premi al rischio siano insolitamente bassi in questo mercato.

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