Tassi fermi. La Fed non tradisce le aspettative

I commenti di Lazard Asset Management, State Street Global Markets e Aberdeen Standard Investments alla riunione del FOMC di ieri
12/12/2019 | Paola Sacerdote

Come ampiamente previsto, nella riunione di ieri la Fed ha lasciato i tassi invariati. Una decisione presa senza alcun dissenso e, cosa ancora più significativa, una maggioranza sorprendente all’interno del FOMC – 13 su 17 – ha previsto tassi di interesse invariati l'anno prossimo nell'aggiornamento dot plot.

 

“L'umiltà paga” ha commentato  Ronald Temple, head of US equity, di Lazard Asset Management. “Un anno fa, la Fed ha aumentato i tassi per la quarta volta in un anno. Ora, dopo aver tagliato i tassi tre volte, la Fed sembra aver ottenuto l’atterraggio morbido che ha sempre voluto. A meno di uno shock imprevisto, la Fed dovrebbe fermarsi e concentrarsi sulle strategie per la prossima recessione come parte della sua più ampia revisione della politica monetaria”. 

 

“Come il FOMC ha recentemente e più volte affermato” ha dichiarato  Lee Ferridge, responsabile multi-asset strategy per le Americhe di State Street Global Markets, “una possibile ripresa dei rialzi dei tassi è lontana, mentre un'ulteriore riduzione richiederà un nuovo peggioramento delle prospettive economiche e/o una maggiore incertezza del mercato (probabilmente legata a un ritorno di possibili cattive notizie sul fronte della guerra commerciale). Tutto sommato, la Fed è tornata a un atteggiamento "paziente" e questo probabilmente significa un maggiore range di negoziazione per il dollaro americano e rendimenti dei Treasury a più lungo termine. Finché la liquidità si manterrà sugli attuali livelli nel breve termine, le azioni dovrebbero continuare a offrire rendimenti positivi nelle prossime settimane, guerra commerciale permettendo”.

 

Per quanto riguarda le prospettive economiche, l’outlook della Fed è ancora goldilock. “La Fed continua a prevedere un leggero rallentamento della crescita dal 2,2% di quest'anno al 2% a fine 2020, all'1,9% nel 2021 e all'1,8% nel 2022” ha evidenziato James McCann, senior global economist di Aberdeen Standard Investments. “Per tutto questo periodo il tasso di disoccupazione dovrebbe rimanere sostanzialmente stabile e nettamente al di sotto del tasso naturale (4,1% - anche se anche questo continua a diminuire). È interessante notare che ciò non dovrebbe alimentare una ripresa significativa dell'inflazione. In effetti, si prevede che l’inflazione di base rimarrà leggermente al di sotto dell'obiettivo dell'1,9% l'anno prossimo, prima di raggiungere il 2% sul restante orizzonte di previsione. Sembra troppo bello per essere vero”.

 

La Fed taglierà ancora? Secondo Aberdeen probabilmente sì. “Continuiamo ad aspettarci che un rallentamento più marcato della crescita negli Stati Uniti porterà a un ultimo taglio da parte della Fed. Il clima aziendale è caratterizzato da livelli depressi, da una crescente pressione sui margini, da un'elevata leva finanziaria, da un'accresciuta incertezza politica e da un inasprimento degli standard di credito bancario. La spesa per i consumi ha nel contempo mostrato segni di rallentamento e quest'anno e si prevede un ulteriore rallentamento con il raffreddamento della crescita del reddito reale, anche se l'inaspettata forza recente del mercato del lavoro getta qualche dubbio su questa previsione. Infine, la spinta dei tagli fiscali e dell'aumento della spesa pubblica è destinata a svanire del tutto con il passaggio al 2020. Ciò dovrebbe comportare un rallentamento della crescita all'1,4% entro la fine del 2020, che dovrebbe rispettare il limite fissato dalla Fed per un nuovo intervento” ha concluso McCann.

 

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