I mercati europei cedono alla paura

L’andamento delle principali Borse europee risente dei timori che il coronavirus possa minacciare la crescita e i profitti delle aziende
27/02/2020 | Paola Sacerdote

Alla fine i mercati finanziari si sono arresi. O forse il coronavirus è stata solo una scusa per avviare una correzione che non voleva saperne di arrivare. Resta il fatto che il bilancio dell’ultima settimana sulle principali Borse europee è decisamente pesante, sulla scorta dei timori che la diffusione dell’epidemia di Covid-19 al di fuori della Cina possa avere ricadute negative sui profitti delle aziende e sulla crescita economica globale.

 

Listini in rosso a partire dal FTSE MIB, il nostro indice delle blue chip, che in poco più di una settimana, da mercoledì 19 a oggi, ha perso oltre il 10%, e non si salvano i listini dei titoli a minore capitalizzazione, il FTSE Italia Mid Cap e il FTSE Italia Small Cap, che registrano cali intorno al 9%. L’Italia non è comunque sola in questa fase di turbolenza: il sell-off sta colpendo infatti tutti i principali listini europei, con l’indice Stoxx Europe 600, che comprende le 600 maggiori aziende di 17 Paesi europei e copre il 90% della capitalizzazione del mercato azionario del Vecchio continente, che oggi perde oltre il 3,5% e dal 19 febbraio lascia sul terreno oltre il 10%

L’azionario europeo ha azzerato i guardagni degli ultimi quattro mesi tornando alle valutazioni dell’ottobre 2019, e di questo passo lo Stoxx 600 si appresta a chiudere la settimana peggiore dall’agosto 2011. Il mercato azionario greco, che lo scorso anno è stato il migliore a livello europeo in termini di performance, si avvia a chiudere il mese di febbraio tra i peggiori a livello globale.

 

Al calo degli indici si accompagna come da manuale il ritorno della volatilità, che possiamo considerare il termometro che misura l’aumento della paura: l’indice V-stoxx dell’area euro ha registrato un picco questa settimana, avvicinandosi ai massimi degli ultimi due anni.

Sale la paura, e gli investitori di conseguenza abbandonano gli asset di rischio e cercano riparo negli asset rifugio, e tra questi spiccano i Treasury statunitensi. Come ha evidenziato un’analisi di WisdomTree, la domanda è talmente alta che sono stati raggiunti nuovi minimi per i Treasury statunitensi a 10 anni, con una negoziazione giornaliera nella gornata odierna che si è attestata all'1,30%, superando così il minimo storico precedente segnato ne corso dell'estate del 2016.

 

A beneficiare della fuga dal rischio è anche quello che è considerato l’asset rifugio per eccellenza, ovvero l’oro. Il 2020 è cominciato bene per il metallo giallo, trainato dai rischi legati alle tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran, e a metà gennaio ha temporaneamente toccato quota 1.600 dollari l’oncia per la prima volta dal 2013. Dopo una pausa, ha ripreso la corsa a seguito dello scoppio dell’epidemia di coronavirus in Cina, e dopo aver raggiunto la scorsa settimana i massimi degli ultimi 7 anni a 1.687 dollari, continua a mantenersi oggi saldamente al di sopra dei 1.650 dollari l’oncia.

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