I driver della domanda di fondi per la transizione energetica

Nel 2020 gli asset in Europa hanno registrato una crescita annua del 437%. A giocare un ruolo determinante, secondo Cerulli Associates, sono la regolamentazione, i rendimenti e i Millennial
28/04/2021 | Paola Sacerdote

Grazie alla combinazione di diversi fattori la domanda di fondi europei per la transizione energetica continuerà a crescere. Lo rileva l’analisi mensile di Cerulli Associates sul mercato europeo del risparmio gestito “The Cerulli Edge – European Monthly Product Trends”.

 

Il report osserva che, secondo i dati di Morningstar, gli asset under management dei fondi per la transizione energetica domiciliati in Europa sono passati da 4,4 miliardi di euro nel 2016 a 50,7 miliardi di euro nel febbraio 2021, che corrisponde a un tasso di crescita annuo composto del 63% su cinque anni. Il dato più sorprendente è che la maggior parte della crescita del patrimonio gestito è avvenuta nel 2020, con un aumento degli asset del 437,8% su base annua. "Gli investimenti sostenibili esistono da tempo, ma di recente c'è stato un aumento della domanda per la transizione energetica in Europa", ha commentato Fabrizio Zumbo, associate director, European asset and wealth management research, presso Cerulli Associates.

 

I fondi per la transizione energetica investono in aziende e tecnologie che contribuiscono al passaggio dai combustibili fossili a forme di energia più sostenibili. La maggior parte dei portafogli è diversificata per aree geografiche e su tutta la gamma di attività specifiche, che vanno dalla generazione allo stoccaggio di energia, e ai trasporti sostenibili. Molti fondi si focalizzano su aziende a piccola e media capitalizzazione, nella convinzione che queste siano in grado di offrire un livello significativo di innovazione e rendimenti potenzialmente più elevati rispetto alle società più grandi.

 

Secondo il report, la maggiore domanda di fondi per la transizione energetica nel 2020 può essere attribuita in parte al fatto che questi prodotti hanno generato elevati rendimenti per gli investitori. Un altro fattore importante è legato è un cambiamento negli aspetti squisitamente economici dell’energia da fonti rinnovabili, che la rende oggi competitiva in termini di costi rispetto all'energia prodotta da combustibili fossili.

 

“Questi trend hanno reso i fondi per la transizione energetica resilienti nel periodo della crisi pandemica. In effetti, l'epidemia di coronavirus potrebbe persino rivelarsi un ulteriore acceleratore per la transizione energetica, dato che i programmi dichiarati da molti governi per la ripresa economica post-pandemia hanno una forte impronta ambientale ", spiega ancora Zumbo.

 

Le politiche pubbliche e la regolamentazione si sono imposti come i principali fattori che stanno guidando il trend verso le emissioni zero e la transizione energetica. L'Unione europea si è impegnata a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050, e nel dicembre dello scorso anno ha fissato un obiettivo vincolante per ridurre entro il 2030 le emissioni di gas a effetto serra del 55% rispetto al livello del 1990. Alla base di questi impegni vi sono i regolamenti della SFDR, implementati il ​​10 marzo di quest'anno. Cerulli sottolinea come anche il Regno Unito si sta muovendo nella stessa direzione: nel novembre 2020, il governo guidato da Boris Johnson ha stabilito un percorso verso comunicazioni obbligatorie relative al tema ambientale, che riguarderanno tutti gli asset manager autorizzati dal Regno Unito entro il 2023.

 

"Gli obiettivi e le strategie dei fondi europei per la transizione energetica e per le emissioni zero sono oggi più specifici rispetto alla precedente generazione di investimenti sostenibili, e questo riflette un cambiamento radicale nelle richieste e nelle aspettative sia degli investitori che delle autorità di regolamentazione” conclude Zumbo.

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