Asset management, il 2021 sarà in salita

Secondo Moody’s le prospettive a livello globale sono negative, e l’industria sarà penalizzata dai venti contrari che la pandemia ha ulteriormente intensificato
04/12/2020 | Paola Sacerdote

Non si presentano rosee le prospettive per l’industria globale dell’asset management, almeno secondo l’ultimo report di Moody’s, che per il 2021 ha un outlook negativo sul comparto.

Sebbene il patrimonio gestito dagli asset manager si sia ampiamente ripreso dai minimi segnati all’apice della crisi nel primo trimestre del 2020, l’agenzia di rating spiega che le prospettive negative riflettono gli attuali rischi per i mercati finanziari e per i flussi d’investimento derivanti da una ripresa economica globale che si presenta molto disomogenea.

 

Moody’s individua cinque driver principali che giustificano il suo giudizio negativo. Innanzitutto, è vero che la ripresa economica è in corso, ma permangono numerose incognite legate al contenimento del virus. In secondo luogo, il contesto operativo già difficile include un aumento della volatilità sui mercati finanziari, e lo spostamento dell’asset mix verso strategie conservative, che riduce i margini delle imprese. L’indebitamento è gestibile, ma la riduzione dei flussi di cassa fa aumentare la leva finanziaria.

Un terzo elemento che rende grigie le prospettive del settore è legata alla minore propensione al rischio degli investitori, che favorisce la scelta delle strategie più prudenti, rendendo la crescita organica ancora più elusiva, considerato che i trend demografici nelle economie avanzate favoriscono i disinvestimenti degli asset.

Inoltre il desiderio dei clienti di avere uno sportello unico per le diverse tipologie di servizi finanziari incoraggia il consolidamento dei flussi verso gli asset manager più grandi e diversificati, accelerando ulteriormente il vantaggio che le grandi aziende hanno rispetto a quelle più piccole.

Un ultimo fattore negativo è rappresentato secondo l'agenzia di rating dall’evoluzione normativa.  Gli interventi di regolamentazione finalizzati alla tutela degli investitori, alla standardizzazione dell’informativa relativa ai fattori ESG e alla riduzione del contributo al rischio sistemico delle istituzioni finanziarie non bancarie aumentano i costi di gestione dell’attività di business.

 

Nel suo report Moody’s lascia tuttavia aperto uno spiraglio all’ottimismo, e evidenzia che le prospettive per l’industria potrebbero migliorare, e quindi l’agenzia di rating potrebbe rivedere l’outlook da negativo a stabile, al verificarsi di alcune condizioni: se l’attività economica globale tornerà ai livelli pre-Covid e il Pil crescerà a un tasso superiore a quello registrato negli ultimi anni; se il contesto di tassi  “lower for longer” sosterrà l’appetito degli investitori verso prodotti d’investimento a più alto rischio e con commissioni più elevate;  se indebitamento e margini rimarranno stabili nonostante l’indebolimento delle prospettive di crescita dei ricavi; se la digitalizzazione dell’offerta di prodotti e servizi contribuirà a creare una relazione diretta con i clienti, favorendo una più rapida crescita dei ricavi; se la penetrazione in mercati in espansione in Asia e oltre accelererà la crescita della masse in gestione e dei ricavi; se un miglioramento delle performance della gestione attiva spingerà ad un aumento dei flussi d’investimento verso prodotti più costosi. Le sfide per l’industria sono certamente molte, ma la partita rimane ancora aperta.

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