BPER-Carige, potrebbe essere un ottimo affare

L’offerta di BPER per rilevare la banca genovese darebbe vita ad un polo con asset complessivi di circa 150 miliardi e una quota di mercato sui depositi in Italia del 5,5%. Le stime di Barclays
16/12/2021 | Paola Sacerdote

Non si ferma il risiko bancario, che potrebbe portare alla nascita del terzo polo bancario italiano, accanto a colossi come Intesa Sanpaolo e Unicredit. BPER ha presentato un'offerta non vincolante al Fondo Interbancario di Garanzia dei Depositi (FITD) per l'acquisizione dell'88,3% di Carige (e successivo subentro sul restante 11,7% per 0,8 euro ad azione, per un totale di 71 milioni di euro). A queste condizioni, l'offerta di BPER per l'acquisizione di Carige sarebbe (almeno) neutrale sul capitale e in compenso avrebbe un impatto positivo, a doppia cifra, sull’EPS entro il 2024. E’ quanto prevede Barclays, che in una nota ha esaminato i numeri della nuova entità che nascerà se l’accordo andrà a buon fine.

 

L'offerta decadrà qualora, entro il prossimo 20 dicembre, il Fondi Interbancario non concederà a BPER un accordo di esclusiva, nonché, ulteriormente, “ove le Parti non sottoscrivano, entro il prossimo 31 dicembre 2021, un Memorandum of Understanding vincolante”. Tra gli altri aspetti, BPER ha chiesto al Fondo Interbancario di iniettare un miliardo di euro in Carige prima del closing (al quale dovrebbero contribuire tutte le banche italiane). Secondo le stime di Barclays ciò consentirebbe al  CET1 dell’entità risultante dall’aggregazione di attestarsi al 14,5%. Per tornare all'attuale CET1 ratio (capital neutrality), BPER deve addebitare 0,6 miliardi di euro netti (0,8 miliardi di euro lordi) di costi di integrazione, relativi a licenziamenti del personale, scioglimento di partnership con terze parti e un ulteriore risanamento dei crediti deteriorati.

 

Barclays ritiene che con l’accordo potrà esserci ancora maggiore flessibilità sul capitale. Il comunicato di BPER non considera infatti il beneficio in termini di DTA di 0,4 miliardi di euro, perché la scadenza per ottenerlo è il 22 giugno e il closing definitivo dell'acquisizione Carige potrebbe avvenire successivamente. Inoltre, ci può essere un'ulteriore generazione di capitale legata al passaggio di Carige ai modelli IRB per i risk-weighted assets. Quest’ultima è pressoché certa, mentre la prima dipende dalla versione definitiva della legge sul beneficio DTA e/o dalla possibilità di un ulteriore rinvio del closing. Quindi, considerati tutti questi elementi, il coefficiente CET1 dell'entità combinata potrebbe raggiungere il 14,6%, che è un buffer di 646 punti base rispetto allo SREP (Supervisory Review and Evaluation Process) attuale di BPER.

 

Barclays ha analizzato l’impatto sugli utili e sulla redditività di BPER derivanti dall’acquisizione di Carige, e considerando anche solo le sinergie di costo stima un incremento a doppia cifra degli utili per azione. Sulle sinergie dei ricavi, potrebbe esserci qualche miglioramento in termini di interessi attivi netti (NII), legato a costi di finanziamento inferiori, ma potrebbe esserci qualche attrito sul fronte delle entrate, come accade tipicamente nelle integrazioni. Nonostante l'aumento dell'EPS, prima di ipotizzare un'ulteriore ottimizzazione del capitale, nei calcoli del broker non ci sarebbe un miglioramento della redditività operativa (ROTE) di BPER.

 

Secondo Barclays il nuovo polo risultante dall’acquisizione avrà asset totali di circa 150 miliardi di euro e una quota di mercato sui depositi in Italia del 5,5%.

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